“Non dimenticate i vostri sogni”: intervista ad Elena Giulia Montorsi sulla mentalità vincente

10 marzo 2017 - #focus

Elena Giulia Montorsi, amazzone nonché psicologa professionista e scrittrice, lavora nell'ambito della psicologia dello sport e della performance: ha recentemente pubblicato con l'editore Sorbello, in collaborazione con la F.I.S.E., due suoi volumi. Il primo, uscito nel 2016 e intitolato “Psicologia e pedagogia negli sport equestri” si rivolge in particolare ad istruttori e tecnici, prediligendo il tema della formazione. Proprio all'inizio di quest'anno ha visto la luce anche un suo secondo lavoro, dal titolo “Mentalità vincente: un approccio innovativo negli sport equestri”.

 

Abbiamo cercato di entrare nel merito soprattutto di questo secondo importante volume, “Mentalità vincente: un approccio innovativo negli sport equestri”, grazie al coinvolgimento ed al prezioso contributo dell'autrice che ha risposto per noi a qualche domanda.

[M.B.]: In cosa consiste la psicologia sportiva e soprattutto che ruolo riveste in uno sport particolare come l'equitazione?

[E.G.M.]: La psicologia della sport si occupa soprattutto dell'ottimizzazione delle perfomance agonistiche andando a lavorare sulla sfera emotiva e cognitiva dell'atleta. Ci sono poi tecniche precise che incidono su questa ottimizzazione, il cui obiettivo è che l'atleta sia la migliore espressione di se stesso. Non si tratta dunque di ambire ad un risultato in termini di “numeri”, quanto piuttosto di arrivare a dare il meglio sé: questo vale tanto per un concorso di lavoro, quanto per una competizione importante. L'equitazione rappresenta un caso particolare: siamo infatti di fronte ad uno sport di coppia, un binomio dunque, dove l'altra parte è un animale. Quel che più conta nel binomio è la costruzione del rapporto e della fiducia, tanto a livello tecnico quanto soprattutto a livello emotivo e questo vale sia per gli amatori, sia per gli atleti professionisti.

Elena Giulia Montorsi

[M.B.]:  "Mentalità vincente, un approccio innovativo alla prestazione ottimale negli sport equestri". Da cosa è nata l'esigenza di un approfondimento su questo tema?

[E.G.M.]: Prima di tutto questo libro nasce dalla mia esperienza come psicologa e amazzone, ho montato a cavallo per molti anni e fatto gare e mi sono sempre molto divertita, anche la mia famiglia viene dagli sport equestri, sono quindi a tutti gli effetti nata e cresciuta nell'ambito dei cavalli vivendolo sotto ogni aspetto: da allieva, nell’alto livello grazie a mio padre e professionale. Ho così unito le mie due passioni: psicologia e sport equestri. Il libro nasce soprattutto da una richiesta che mi è stata fatta dalla Federazione, il volume è infatti pubblicato da Sorbello editore ma attraverso la FISE. La Federazione mi contattò per la stesura di due libri, questo e un altro più dedicato agli istruttori e quindi all'approccio educativo e all'insegnamento; da lì nacque l'idea. Lo avevo già in mente da almeno un anno e mezzo e ho concretizzato il progetto alla luce di quest'ultima richiesta. Il libro è strutturato secondo quello che è il mio approccio di lavoro, nel senso che ho a che fare con atleti e in generale con cavalieri e amazzoni che praticano discipline anche diverse. Nel mio lavoro infatti io non mi occupo solo delle tre discipline olimpiche, ma anche di quelle non olimpiche, in particolare il reining e il volteggio. Si tratta quindi di un volume di ampio respiro.

Montorsi in sella a Cesaro Z

[M.B.]: Andiamo subito al punto: che cosa intendi per "mentalità vincente"?

[E.G.M.]: L'idea della mentalità vincente è che si lavora per ottenerla, non si nasce con la mentalità vincente, quest’ultima è piuttosto qualcosa da far crescere dentro di sé. C'è chi la acquisisce più rapidamente e chi invece non la possiede affatto, ma la vuole costruire: questo è possibile con un lavoro che logicamente non è un lavoro semplice (come d'altronde il montare a cavallo non è di certo semplice). Ci sono quindi tutta una serie di steps e di riflessioni da fare su di sé, anche veri e propri esercizi mentali, che ci possono portare a costruire una mentalità vincente.
Avere una mentalità vincente significa anche saper aspettare: non bisogna infatti confondere la semplice vittoria con la mentalità vincente. Soprattutto perché lo sport ci insegna (non solo l'equitazione ma ogni sport), che i risultati lunghi e duraturi arrivano quando c'è un grande lavoro dietro e non semplicemente quando per un certo periodo si ottiene una vittoria dopo l'altra.

[M.B.]: In che termini parli dunque di approccio innovativo? Qual è la vera svolta e la vera novità che suggerisci?

[E.G.M.]: La novità è legata soprattutto al modo di pensare, inteso proprio come utilizzo diverso dello strumento che il pensiero è. Io mi rifaccio allo studio della psicologia positiva che fornisce indicazioni effettive su come bisogna pensare. Se invece che far lavorare la nostra mente intorno ad un principio di umiliazione, secondo cui ci ripetiamo che non siamo bravi, non siamo capaci, iniziamo a pensare a ciò che realmente accade, tutto cambia. Si tratta allora di concentrarsi su quel che siamo realmente capaci di fare (e non viceversa) e su quel che possiamo migliorare. Per farmi capire: non si tratta di parlare di talenti e limiti ma piuttosto di punti di forza e possibilità di miglioramento. Non dobbiamo concentrarci sui nostri difetti, già la parola stessa “difetto” ha un'accezione negativa che ci suggerisce l'idea che qualcosa in noi non va bene. L'obiettivo invece dev'essere lavorare per diventare ogni giorno migliori rispetto al giorno prima.

[M.B.]: Se dovessi dare qualche consiglio, quali devono essere le buone abitudini mentali per un cavaliere? Quali sono invece gli atteggiamenti negativi da rifuggire?

[E.G.M.]: Sicuramente da evitare è la mentalità dell'insulto e dell'auto-insulto, ma soprattutto è importante non cadere nella politica delle scuse, che è il principale ostacolo al lavoro su di sé. Se trovo costantemente alibi che giustifichino la mia situazione non posso evolvere, mi precludo a tutti gli effetti la possibilità di comprendere le cose per come realmente accadono e inibisco la mia possibilità di migliorarmi. Se invece di trovare scuse acquisisco una sempre maggiore consapevolezza, posso migliorare o anche accettare quella che è la mia condizione se non posso in quel momento progredire. Senza dubbio una grande consapevolezza di sé in questo gioca un ruolo importante.

[M.B.]: Se dovessi fare un bilancio, quanto incide in una performance la componente fisica e quanto quella mentale?

[E.G.M.]: C'è chi dice che la componente mentale costituisce il 90% di una performance. Non possiamo praticare sport senza che siano i nostri muscoli a muoversi, ma essi non si muovono se non grazie alla nostra mente. La capacità atletica, intesa proprio come sopportazione di uno stress fisico tanto da parte del corpo del cavallo, quanto da quello del cavaliere, è fondamentale, come dunque lo è il loro allenamento. D'altro canto posso anche allenarmi ogni giorno per mesi, ma se la mia mente non è performante non riuscirò comunque ad ottener nulla.

[M.B.]: Quando dunque un atleta si può definire “completo”?

[E.G.M.]: L'atleta è all'interno di un sistema che deve lavorare al meglio possibile. Nella costruzione di un buon binomio ci sono tanti elementi e tante figure ad affiancarlo, le quali a loro volta devono essere performanti: il tecnico e l'istruttore, ma anche la famiglia (e dunque, in base all'età, il rapporto con i genitori o con il partner), le relazioni in generale, amicizie comprese. Anche tutti coloro che aiutano l'atleta a gestire la componente psico-fisica rivestono grande importanza, dal medico allo psicologo. Per quanto riguarda il cavallo basti pensare a fisioterapista, osteopata, maniscalco, veterinario, agopuntore equino e chi più ne ha più ne metta. Questi sono tutti agenti fondamentali che devono dare il loro apporto. Da solo l'atleta non vince, ma con un'equipe che funziona allora ha le carte in regola per entrare in campo esprimendo il meglio di sé. Mi viene in mente l'elogio che Nick Skelton fece, vinto l'oro olimpico nel salto ostacoli (Rio 2016 n.d.r), al suo groom, che ha collaborato con lui 31 anni. Figura talvolta sottovalutata e invece importantissima perché spesso un vero contenitore dell'ansia dei cavalieri.

[M.B.]: E quindi alla base delle performance migliori c'è...

[E.G.M.]: Un team che funziona e una mentalità vincente, che è anche un modo di approcciarsi alla competizione. Il giorno della gara deve essere gestito secondo una precisa programmazione delle tempistiche del proprio corpo e della propria mente, prendendosi il giusto tempo per riscaldare entrambi. Ci si può riposare in silenzio o chiacchierare per alleviare la tensione, ognuno ha la sua routine di gara che non va certo confusa con la scaramanzia, ma consiste nel prendersi i propri tempi per entrare in campo nella migliore condizione psicofisica possibile.

[M.B.]: Sicuramente la lettura del suo volume è utile per tutti coloro che vogliano progredire in questo sport, ma a chi lo consiglieresti in modo particolare?

[E.G.M.]: Oltre ad essere un libro indirizzato a tutti gli atleti professionisti e non, può essere molto utile anche per i genitori. Spesso essi restano di fatto al di fuori della situazione emotiva del figlio e non possono realmente capire cosa egli provi: questa è una buona lettura che suggerisce un buon metodo per supportare i figli in contesto agonistico. Poi può essere utile a tutti gli istruttori che vogliano aiutare i loro allievi a migliorarsi e a saper gestire tanto la gara, quanto il campo prova o il lavoro a casa.

[M.B.]: Come autrice di questo importante volume e come psicologa dello sport, tra tutti i consigli e le indicazioni, quale in particolare ti senti di dare agli atleti professionisti?

[E.G.M.]: Lavorate sempre sulle vostre consapevolezze e sui vostri obiettivi, ma forse ancor più importante non dimenticate i vostri sogni che sono davvero ciò che fa andare avanti, tenendo a mente che, come disse Walt Disney: “se puoi sognarlo puoi farlo”.

© Riproduzione riservata - Maddalena Buzelli; foto: CDCommunication +courtesy Montorsi 

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