Il sottile confine nel rapporto fra istruttore e allieva | Psicopillole

07 novembre 2018 #psicopillole → pillole di psicologia per gli sport equestri

Prosegue con un altro approfondimento la rubrica di Pillole di Psicologia per gli sport equestri. Oggi la dott.ssa Elena Giulia Montorsi affronterà un tema massimamente delicato e complesso, il rapporto tra istruttore e allieva, che attualmente necessita di molta attenzione. Recentemente infatti, grazie all'operato di Cavallo Rosa, sono state portate alla luce tante, troppe situazioni di abusi e violenze sui minori negli sport equestri (+ info: clicca qui). Ricordiamo inoltre che la FISE, in data 28 settembre 2018, ha emesso un Codice Comportamentale degli istruttori, tecnici e staff tecnico federale (CLICCA QUI) per "tutelare la categoria degli istruttori e fornire linee guida per riconoscere e affrontare i disagi sociali che molti giovani possono subire".

"Ecco cos’è, è un confine sottile quello che sta fra un rapporto sano ed uno insano. Il primo, quello sano, giusto, a cui tutti auspichiamo, prende in considerazione la fiducia, la stima, l’affetto, ma c’è molto di più. Quando pratichi uno sport come il nostro metti in gioco la tua sicurezza personale e devi avere una fiducia cieca perché affidi questa sicurezza ad un’altra persona. E poi vuoi che questa persona sia fiera di te e dei successi e che gli insuccessi siano una strada comune di crescita. Una crescita di vita, non solo di sport.
Poi c’è l’altro rapporto, quello insano, quello che manipola tutte quelle parti autentiche che descrivevo prima. Esatto, la manipola per ottenere dipendenza. Una dipendenza tecnica e affettiva che porta l’allieva a non poter capire cosa sia giusto o cosa sbagliato perché più che in passato siamo in una società in cui tutto è sdoganato, ogni cosa è lecita e sembra che i furbi siano meglio di tutti gli altri. In questa società si ride per un tradimento e si accetta la mancanza di democrazia come qualcosa di normale, di giusto.
Vi starete chiedendo e cosa c’entra questo con gli abusi?
Oh gli abusi ci sono sempre stati, dalla notte dei tempi la figura dei minori e il ruolo del femminile è stato messo sotto scacco, ma il meccanismo oggi è ancora più perverso. Ci sono le foto, i social, i video, i whatsapp, ci sono prese in giro sul web, minacce e poi c’è il voler essere la preferita, quella con più like, il non poter accettare di avere meno e tutto questo porta spesso la piccola allieva nella centrifuga del caos dove non può più distinguere in generale cosa è giusto o sbagliato. Vi è mai capitato di esservi trovati sott’acqua, magari dopo un tuffo o dopo una capriola in immersione, e non sapere più dov’è la superficie e avere quell’attimo di panico? Ecco. Prendete quel panico e inseritelo ogni giorno. Perché la sola idea di perdere quell’amore, che amore non è, ma la piccola non lo sa, vi manda in crisi e si fanno cose sbagliate, assurde, fuori di testa.


E poi come si torna indietro?
No, indietro non si torna.

Perché da quel confine ci si è allontanati da troppo tempo. E poi? Poi la piccola parla con le parole o con un comportamento inusuale. E lì, gli adulti fanno la differenza, non sono i leoni da tastiera con le loro accuse sterili e le manipolazioni mediatiche a fare la differenza per quella piccola confusa, lo sono gli adulti concreti che combattono nei luoghi corretti e di competenza, che danno sostegno e sostanza, che capiscono la situazione e non la usano a loro favore per far vedere che sono bravi.
Però, perché il maledetto però c’è sempre, esistono anche le falsità, le calunnie e le vendette. E proprio perché il confine è sottile tante e troppe cose possono essere travisate. Un abbraccio affettuoso confuso con un gesto sessuale, un messaggio di incoraggiamento in qualcosa di diverso, una domanda innocente in un gesto di adescamento e tutti noi dobbiamo fare attenzione a quel confine sottile e dobbiamo usare il cervello, tanto tanto cervello, a capire e non giudicare, a sostenere e non condannare. Perché viviamo nella società più liquida di sempre, dove la sostanza è stata abbandonata per qualche minuto di notorietà.
Un vecchio adagio diceva: dai nemici mi guardo io che dagli amici mi guardi Dio. Perché i peggiori non sono i lupi, ma sono i lupi travestiti da agnelli sia nel mondo dello sport che in quello di tutti i giorni.
Per cui insegniamo alle nostre piccole qual è la differenza nel confine. Insegniamo loro a rispettare i tempi e le età, ma ancora di più insegniamo loro a farsi rispettare e non farsi umiliare, né in campo né fuori dal campo. Che sentirsi dire “sei un’idiota” da un adulto è già un passaggio eccessivo, che essere guardate con certi occhi famelici dagli uomini non è sinonimo di bellezza o sensualità, ma di un serio e grave problema di quegli uomini che posano i loro occhi su ragazzine troppo giovani, che vestirsi per essere belle è un conto, ma vestirsi per essere sensuali a sedici anni è troppo e non serve quello per farsi notare dal ragazzo che si vuole e che se il ragazzo cerca quello, è meglio trovarne un altro.
Prevenire è sempre meglio che curare, e insegnare cosa è giusto o sbagliato previene sempre certe situazioni, perché se ti chiedono di mandare una foto nuda e questa persona è un istruttore o un adulto, è importante che tu sappia dire di no, perché è quella capacità di discernimento che sempre ti salverà da qualunque situazione ti troverai ad affrontare che sia con un adulto che nella vita. E se per caso la nostra piccola allieva non è ancora pronta per quella facoltà così fondamentale nella vita allora diventa fondamentale che i genitori siano presenti, come mamma orsa dietro un piccolo cucciolo come presenza silenziosa, ma visibile e lo sappiamo, nessuno si avvicina a mamma orsa.
Se neanche questo serve, perché talvolta le cose sono talmente complicate da non essere state visibili, allora si denuncia, ma non per vendetta, ma perché è giusto, non per rabbia, ma perché non succeda ad altri e poi si chiude fuori il mondo esterno e si chiede aiuto a professionisti capaci di aiutare, a psicologi psicoterapeuti competenti in materia e che facciano capire che i mostri esistono, ma che non sono tutti così e che il genere maschile può sbagliare, ma non si può e non si deve fare di un filo d’erba un fascio.
Il confine è sottile, ma smettere di credere nel compito fondamentale degli istruttori come educatori di vita attraverso lo sport è qualcosa a cui non voglio abituarmi, credo nella categoria e credo che chi sbaglia debba avere una giusta condanna non solo punitiva, ma soprattutto riabilitativa, le vendette personali e gli sproloqui sui social non sono mai serviti a niente se non ad aumentare l’odio e la diffamazione e a mettere le piccole allieve sotto una luce mediatica che non sono ancora pronte psicologicamente ad affrontare. E sarà sempre giusto parlarne, ma come diceva mia nonna, non bisogna buttare l’acqua sporca e insieme il bambino.”

© Riproduzione riservata – Elena Giulia Montorsi per Equestrian Insights; foto © Alessandro Benna

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