Addestramento del cavallo e rinforzi positivi: la lode verbale funziona davvero?

21 agosto 2018 #focus

"Ma che bravo!", "Ottimo lavoro!", "Ben fatto!". Frasi ed esclamazioni come queste, ossia le lodi verbali, spesso accompagnano il nostro lavoro in sella, rientrano tra i cosiddetti rinforzi positivi secondari, hanno lo scopo di confermare al cavallo che siamo soddisfatti del lavoro che ha svolto con noi: spesso le utilizziamo prima o contemporaneamente ad una carezza, ad una "grattatina" sul garrese del nostro compagno, ad uno zuccherino o ad un pezzetto di carota. Ma questi rinforzi positivi tramite la voce funzionano? La domanda ha riguardato uno studio condotto da alcuni ricercatori francesi (A conditioned reinforcer did not help to maintain an operant conditioning in the absence of a primary reinforcer in horses), che tuttavia suggerisce che potrebbero essere inutili laddove non esista una concreta relazione tra cavallo e cavaliere.


La facoltà di apprendimento nel cavallo domestico è un universo piuttosto complesso, di cui ancora conosciamo piuttosto poco. Avevamo già presentato lo studio che analizzava la differenza tra rinforzi positivi e negativi e il forte impatto che un'eventuale dose di stress determina sulla capacità di apprendere nel cavallo (+ info: clicca qui). Argomento dell'approfondimento di oggi sono i rinforzi positivi/gratificanti, ed ha lo scopo di individuare cosa funzioni davvero.

"In teoria, dovrebbe funzionare", ha infatti detto Léa Lansade, PhD, del French Horse and Riding Institute e del dipartimento di Scienze comportamentali dell'Istituto nazionale di ricerca agricola, di Tours. "Ma per il momento, nessuno studio scientifico è stato in grado di dimostrare che il rinforzo secondario, come dire" bravo" al cavallo quando ha fatto l'esercizio giusto, può sostituire un premio alimentare per motivarlo a fare l'esercizio richiesto".

Nel loro studio, Lansade e Ludovic Calandreau, dottori di ricerca, hanno testato gli effetti del rinforzo secondario su un gruppo di cavalli in uno studio suddiviso in tre sessioni di lavoro. Nella prima parte, hanno insegnato a tutti i cavalli ad associare la parola "bravo!" al ricevere cibo. Questo è noto come condizionamento pavloviano - l'insegnare all'animale che un suono particolare (in origine, per lo scienziato Anton Pavlov, era una campana) è associato a un vero rinforzo positivo (come una ricompensa alimentare). Ogni cavallo riceveva 288 associazioni alla parola "bravo!" con una manciata di mangime.

Nella seconda parte, è stato insegnato a tutti e 14 i cavalli a riconoscere un gesto della mano per ricevere una ricompensa alimentare. I cavalli dovevano toccare uno dei due coni stradali in base al gesto del trainer che indicava il cono da toccare. Ogni volta che il cavallo sceglieva il cono indicato, l'addestratore dava al cavallo una manciata di mangime.

Nella terza parte, i ricercatori hanno diviso casualmente i cavalli in due gruppi. Hanno ripetuto la stessa sessione di contatto con il cono, ma questa volta non hanno dato il cibo come ricompensa. La metà dei cavalli sentiva la parola "bravo!" quando toccavano il cono corretto. All'altra metà non si diceva nulla, e il ricercatore rimaneva immobile con uno sguardo fisso, indicando semplicemente il cono corretto. Il gruppo di cavalli che avrebbe dovuto agire in virtù del rinforzo secondario, quello vocale - quelli che sentivano "bravo!" - non ha mostrato di scegliere meglio nell'individuare il cono giusto rispetto al gruppo di cavalli che non sentiva nulla.

"Ma questo non significa che debba essere così per tutti i cavalli in tutte le situazioni", ha detto. "I cavalieri dovrebbero provare a ripetere il nostro studio con i propri cavalli. È possibile che in un ambiente diverso e in forza di una relazione stabilita tra uomo e cavallo, i risultati possano cambiare notevolmente".

Lansade ha detto che i risultati dello studio sarebbero probabilmente stati simili se avessero usato il clicker - la scatolina di plastica con lamina di alluminio che fa "click" quando viene premuta, usata per l'addestramento dei cani ma talvolta anche per quello dei cavalli - al posto della parola "bravo", perché entrambi sono segnali uditivi che rappresentano/veicolano una ricompensa alimentare. Ma ancora una volta, l'efficacia del clicker-training potrebbe differire in circostanze al di fuori della "sterilità" dell'impostazione dello studio scientifico.

I risultati dello studio hanno infatti stupito gli stessi ricercatori, che tuttavia di certo non vogliono indicare alle persone di smettere di usare lodi verbali con i loro cavalli: si cercava semplicemente la prova scientifica dell'efficacia di questo rinforzo secondario verbale, che tuttavia, con queste modalità, non è arrivata. "Se vogliamo essere sicuri di motivare i nostri cavalli abbastanza da imparare, dovremmo probabilmente aggiungere sempre la ricompensa con il cibo, perché il nostro studio indica che il rinforzo secondario da solo non sembra essere sufficiente. [...] speravo davvero che questa ricerca lo confermasse. Ma alla fine, non abbiamo potuto mostrare nulla di positivo a riguardo. Tuttavia, questi sono i risultati di uno studio scientifico neutro. Mi piacerebbe vedere il tipo di risultati che le persone potrebbero ottenere a casa con i propri cavalli, perché potrebbe essere molto diverso". Questa conclusione conferma che ogni addestramento dei cavalli connesso esclusivamente alle modalità del comportamentismo/condizionamento non sia sufficiente e non ci porti a scoprire e dimostrare nulla sulle specifiche modalità di apprendimento dei cavalli: sarà piuttosto necessario concentrarsi su pratiche che hanno di mira il cognitivismo, per il quale sono centrali le capacità soggettive di ogni cavallo, quali la percezione, il ragionamento, l'attenzione, il linguaggio e, non da ultimo, le sue emozioni e dunque la forza della relazione stabilita con il proprio trainer.

©a cura di Redaz.; - riproduzione riservata; fonte principale: sciencedirect.com / Behavioral Processes; thehorse.com; foto archivio © A. Benna / EqIn

 

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