Ci vuole molto coraggio / EqTech

17 luglio 2018 #EqTech → Equestrian Techniques

Note a margine, riflessioni e questioni intorno a formazione e istruzione nel e per il mondo equestre > Lifelong Learning (a cura di Gianluca Lupinetti)


Ci vuole molto coraggio.
Così inizia il testo di una recente canzone, ed è proprio così.
Abbiamo finora analizzato alcuni temi riguardanti l’istruzione nel mondo equestre, in maniera specifica dal punto di vista dell’istruttore: resto dell'idea sia tuttavia necessario sapersi calare nelle vesti altrui per capire veramente il significato di ogni situazione, ed è per questo che oggi vi propongo le riflessioni che seguono.

È vero che un istruttore deve avere mille e più doti per poter operare al meglio rispetto ai suoi allievi e rispettivi cavalli, ma un allievo che doti deve avere?
Per quanto riguarda le doti tecniche, queste cresceranno e miglioreranno nel corso degli anni, del lavoro, delle esperienze apprese - più saranno, maggiore sarà il risultato - attraverso le quali alcuni, non tutti, cresceranno. Ma il punto fondamentale è: bisogna avere coraggio. Ebbene sì.
Anche se qui va obbligatoriamente fatta una distinzione per età: più si è giovani e più prevale una certa “incoscienza” che, mescolata all'ovvia inesperienza, fa sì che l’allievo si affidi completamente al proprio istruttore. Diverso è quando si diventa cavalieri più maturi, più consapevoli (nel bene e nel male), quando ci si è formati un'idea più o meno compiuta sul proprio operato. Ecco, è in questo momento che ci vuole coraggio. Innanzitutto per continuare a farsi seguire, aiutare o semplicemente consigliare; perché questo è il primo passo fondamentale. Riconoscere che ci sarà sempre al mondo qualcuno più esperto che potrà darci una mano in una situazione più complicata, o che semplicemente ci sta suscitando qualche dubbio, è e resterà sempre il motore fondamentale per la propria crescita e lo stimolo imprescindibile per mantenere viva e desta la passione nel montare a cavallo, vuoi per semplice diletto, vuoi come semi professionista.

In secondo luogo l’accettazione del lavoro. Cosa significa?
Significa che chiunque verrà chiamato in causa per “risolvere” un problema avrà una visione diversa da quella del cavaliere e dunque utilizzerà strumenti e mezzi suoi propri per poter risolvere la nostra problematica. Il coraggio in questo caso consiste nell'accettare consigli e metodologie differenti, ossia rendersi capaci di mettersi sempre in gioco per poter progredire nella propria equitazione. Nulla è scritto una volta per tutte: tutto deve essere interpretato, di caso in caso.

Per una "non conclusione": ad ogni istruttore è necessario, almeno ogni tanto, tornare allievo per mantenersi buon istruttore e buon cavaliere. Imparare ad accettare anche le critiche, non avere presunzione è la cosa più difficile al mondo. Tutti ripetono il noto adagio "con i cavalli non si smette mai d'imparare"; va da sé che se davvero si conoscesse il significato di questa frase, nessuno si rinchiuderebbe nel proprio orticello di (pseudo)conoscenza, cosa che invece troppo spesso accade.

PS: La copertina di questo articolo la dedichiamo a Filippo Moyerson, eccezionale cavaliere ed istruttore dalla grande, grandissima esperienza, che mai ha smesso (e mai smetterà, perché questa è la sua indole, niente al mondo la potrà mai cambiare) di confrontarsi con altri cavalieri nonostante il suo enorme bagaglio di esperienza. Egli è l'emblema del cavaliere veramente coraggioso, un grande esempio di chi ha fatto propria la sfida più grande: quella di non sentirsi mai arrivato e di mettersi sempre in discussione.

© Gianluca Lupinetti - Riproduzione riservata; foto copertina © A. Benna / EqIn;

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Gianluca Lupinetti (1980), nato a Vizzolo Predabissi (MI), è figlio d'arte di Uberto, tra i migliori riders italiani (di cui ci limitiamo a ricordare la performance olimpica del 1984 a Los Angeles). Gianluca in poco tempo si distingue in numerose competizioni nazionali e internazionali di Salto Ostacoli: ricordiamo qui il debutto nella Coppa delle Nazioni (1999 – Zagabria, dove vinse la gara di potenza – 2,12 mt). La sua formazione atletico-agonistica è frutto di una collaborazione costante con cavalieri di grande levatura e di numerose esperienze internazionali. Oltre al padre, tra i vari trainers del suo passato e del suo presente, troviamo Filippo Moyersoen (Olimpiadi Los Angeles ’84), Giorgio Nuti (Olimpiadi Los Angeles ’84 e Barcellona ’92), Emilio Puricelli, Patrick Le Roland (tra i migliori istruttori dell’Académie de Saumur – France), Nelson Pessoa e Albert Voorn. Dal 1998, Gianluca si occupa dell’addestramento di base e avanzato di giovani cavalli nella sua Asim Club La Viscontea e segue con passione i binomi allievi della scuderia, continuando a riscuotere conferme sulla sue grandi potenzialità come atleta e come trainer, con numerose vittorie e piazzamenti nelle competizioni più importanti (Wierden, Mauren, Lugano, Piazza di Siena, Cervia, Milano-Assago, Cagnes-sur-Mer, Vidauban, ecc.). 

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