Benessere dei cavalli e agonismo? Si infiamma il dibattito al Longines Paris Eiffel Jumping

06 luglio 2018 #focus

E' possibile combinare il benessere dei cavalli all'agonismo? La vexatissima quaestio è stata oggetto del dibattito "Bien-être, bientraitance et performance du cheval de sport" moderato dal dott. Thierry Bedossa e organizzato mercoledì scorso, il 4 luglio, all'avvio della tappa parigina del Longines Global Champions Tour, attualmente in corso. Un articolo a firma C. Bellot del Magazine Grand Prix Replay ne ha fornito un resoconto dettagliato, che qui presentiamo nei suoi punti più salienti al pubblico italiano.


Tra una ventina di interlocutori dai profili diversi sono state numerose le spinose questioni sollevate: il cavallo sportivo è maltrattato? Bisogna per forza arrivare a compromettere il suo benessere affinché l'animale divenga performante? Una domanda radicale, in particolare, continuava a serpeggiare tra i presenti: dovremmo continuare a montare a cavallo? Secondo il dressagista Pierre Beaupère, i cavalieri di alto livello devono dare l'esempio: "finché va tutto bene, non servono parole. (...) Quel che mi interessa è quando non va bene, perché è lì, secondo me, che iniziano i primi abusi", ha sostenuto.

La discussione si è infiammata con l'intervento dell'etologa Claire Neveux, che ha ricordato come la condizione naturale dei cavalli sia lo stare a prato e in gruppo - stato spesso inconciliabile con la vita del cavallo sportivo. Contro questo argomento si è con vigore opposto il prof. François Lucas (che, tra i vari titoli, oltre che cavaliere della Légion d'Honneur è anche membro del Comitato Direttivo regionale olimpico e sportivo dell'Ile de France (CROSIF) - e membro della Commissione di preparazione dei Giochi Olimpici di Parigi del 2024 dal 2015). Ha ricordato il mantra del generale Lhotte "Calmo, in avanti e dritto", e senza tanti giri di parole ha chiesto se sia davvero necessario sviluppare "sentimentalismo" preoccupandosi del destino dei cavalli, ricordando che la maggior parte degli abusi sugli animali avvengono solo per ignoranza. Virginie Cortes, comunicatrice equestre, ha quindi sollevato il problema della licenza di detenzione di un equino, sottolineando che non è perché un cavallo è al prato allora è ben trattato.

Senza esclusione di colpi su posizioni diametralmente opposte, il dibattito è proseguito: "Non sono solo i vegani che non vogliono più usare i cavalli. I cavalieri stessi si stanno ponendo domande!" (Pierre Beaupère). Jean-Louis Gouraud, editore del recente volume collettaneo "La fin du cheval?" (edizioni Favre 2018, sotto la direzione di Claire Veillères) ha posto l'attenzione sul fatto che l'arrivo del trattore in campagna ha in passato determinato la scomparsa della metà dei cavalli: "Attenzione a non confondere benessere e non utilità, che rischia di far sparire il cavallo".
La discussione si è poi concentrata sul ruolo della Federazione di equitazione francese, che sta dedicando ampio spazio all'attività di formazione nei centri equestri circa le buone pratiche etologiche di gestione dei cavalli, mediante un grande lavoro di sensibilizzazione dei cavalieri di alto livello con gli stage.
Thierry Bedossa ha concluso la conferenza ricordando che la questione del benessere equino è prima di tutto una storia di buon senso. Una domanda che sembra in ogni caso assumere sempre più importanza nel panorama equestre e che deve certamente essere tenuta al centro dell'attività di ogni cavaliere, di ogni istruttore, di ogni addetto del settore, di ogni persona che ha a che fare con i cavalli.

©Redaz.; - riproduzione riservata- fonte principale: grandprix-replay.com; in copertina: foto © sportfot / Longines Paris Eiffel Jumping

 

 

 

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