Impulso e propulsione del cavallo, qual è la differenza?

04 luglio 2018 #focus

"Tutto il cavallo è movimento, egli esiste solo per muoversi, camminare, correre, galoppare, saltare, girare, danzare, farsi bello". In collaborazione con Equitare Casa Editrice, vi proponiamo oggi la riflessione su un estratto fondamentale del celebre testo di Pierre Chambry, "Andature e sensazioni", particolarmente eloquente circa una differenza sottile, ma fondamentale, del modo di muoversi del cavallo, che ogni buon cavaliere dovrebbe essere in grado di distinguere.


equitare Non bisogna infatti confondere l'impulso con la propulsioneIl meccanismo della propulsione interessa tutto il corpo del cavallo, che non cammina soltanto con i suoi quattro arti, anteriori e posteriori, ma anche con il dorso, con l'incollatura e, anche se può sembrare una battuta, con la coda. [...] Tutti i movimenti di tutto il corpo del cavallo sono solidali; essi si accompagnano, si compenetrano, sono interdipendenti, sono inseparabili perché intimamente associati, cooperativi: collaborano in stretta unione per partecipare all'economia degli sforzi della locomozione.

L'impulso è la qualità morale del cavallo che è sempre pronto a portarsi in avanti, calmo e generoso, alla minima richiesta, o meglio, alla prima autorizzazione del suo cavaliere (Comandante Saint Fort Paillart). Questa qualità naturale può essere accentuata nell'addestramento, è "l'essenza del movimento" (Generale L'Hotte), è "l'influsso nervoso, l'energia che aziona la macchina animale" (Comandante Licart). Dall'impulso distingueremo la propulsione come quella qualità fisica del cavallo in movimento, quale "movimento in avanti prodotto dall'energia dell'impulso" (Comandante Licart). 

E' evidente che un cavallo può avere molto impulso senza muoversi in avanti: nell'alt egli è teso, pronto a partire, in avanti o indietro, a destra o a sinistra. Viceversa un cavallo in movimento può non avere impulso, come quei poveri cavalli da maneggio che trottano in fila indiana sulla pista a un'andatura al risparmio e rassegnata, dove l'unico obiettivo sarà quello di fermarsi a metà del maneggio... Un piaffer animato richiede più impulso di un galoppo svogliato [...] 

I posteriori sono gli agenti principali della propulsione, ma un certo ruolo è affidato anche agli anteriori. Viceversa, gli anteriori hanno una maggiore disposizione ad ammortizzare le reazioni, mentre i posteriori vi partecipano in misura ridotta. Quando il cavallo avanza, ciascun arto si solleva (più o meno come farebbe il carrello di un aereo dopo il decollo), per effettuare una semi-oscillazione attorno al suo punto di attacco (l'anca o la spalla) e fornire il movimento in elevazione che termina con l'estensione dell'arto prima di posarsi (come il carrello che si apre). Dopo di che, una seconda semi-oscillazione attorno al proprio piede al suolo, per ammortizzare, sostenere e poi distendersi fornendo la propulsione

Figura 19

 

Figura 20

In quale senso si parla di posata/levata, appoggio/sospensione? Le figure in alto possono aiutarci. L'arto funziona più o meno come una stampella che si solleva dietro e poi si porta in avanti. Nel momento in cui il piede si solleva, l'arto è obliquo verso il dietro. Per guadagnare terreno e fare il proprio movimento in aria, prima si raccorcia, all'inizio del sollevamento, flettendo tutte le articolazioni, poi bascula in avanti e si allunga alla fine del sollevamento (ingaggio del posteriore o estensione dell'anteriore), dispiegando tutte le articolazioni fino al momento di posarsi al suolo. L'arto è allora obliquo verso l'avanti. All'inizio dell'appoggio è la fase di ammortizzamento che assorbe la reazione del colpo, poi il basculamento verso l'avanti di tutto l'arto che si raddrizza a metà della fase d'appoggio e diventa obliquo verso il dietro nella fase di distensione o di spinta che assicura la propulsione (figura 19 e figura 20).

CHI E' PIERRE CHAMBRY:
Pierre Chambry (Limoges 1916 - Saint Germain-en-Laye 2008) è stato cavaliere, écuyer professore, insegnante con grande competenza in tutti i campi equestri (allevamento, dressage, salto, attacchi, caccia), e anche disegnatore e scultore di grande capacità.
Figlio e nipote di ispettori generali degli Haras, a vent’anni era maresciallo in uno squadrone di cavalieri incaricati di preparare i militari per gli esami federali di equitazione. Nel 1936 ha iniziato ad interessarsi allo studio dei movimenti del cavallo. Sette anni di guerra nelle unità a cavallo gli hanno permesso di perfezionare la conoscenza delle andature. In seguito ha assunto vari incarichi come istruttore – è stato anche ufficiale all’École de Cavalerie di Saumur – e ha pubblicato numerose opere sull’equitazione. Fra le più note: Cahiers d’Equitation; Equitation; Equitation, technique, dressage, perfectionnement. Ha illustrato opere proprie e altrui, spesso con lo pseudonimo Peter Brokenfield.

© Redaz.; riproduzione riservata - Materiali articolo: all rights reserved Equitare Casa Editrice / P. Chambry, "Andature e sensazioni", pagine 47-49 et passim ; foto in copertina © A. Benna /EqIn

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