Cavalli e laminite, cosa sappiamo davvero su questa grave patologia?

26 giugno 2018 #focus

La laminite è un processo infiammatorio a carico delle lamine cornee e dermiche che si trovano all’interno del piede del cavallo (le quali connettono la terza falange alla parete dello zoccolo stesso), che determina il cedimento e nei casi più gravi la separazione della terza falange dalla parete dello zoccolo. Si ricorda che il peso del cavallo viene trasmesso allo scheletro del dito, in particolare proprio alla terza falange, che è letteralmente sospesa dentro lo zoccolo tramite l’unione delle lamine cornee a quelle del derma. La laminite è nota come una delle patologie più gravi e debilitanti che possono colpire i piedi di cavalli, ponies, muli e asini ed è purtroppo abbastanza frequente nelle scuderie. La cooperazione di due professioni, quelle del veterinario e del maniscalco, è essenziale per una positiva risoluzione di questa patologia: un attacco di laminite acuto è un’emergenza medico veterinaria giacché il tempo che intercorre tra i primi sintomi (dolore intenso, calore, polso aumentato in entrambi gli anteriori o a tutti i quattro piedi) e la necrosi laminare con la perdita d’unione tra zoccolo ed osso del piede che ne consegue può darsi in poche ore! Causata da una serie di fattori che possono anche dipendere da una non corretta gestione degli animali, ricorderemo qui quali sono i tratti salienti della patologia per poter prima di tutto riconoscerla ed evitare banali errori che tuttavia possono avere pesanti conseguenze.


Esistono infatti vari fattori scatenanti la laminite equina e, anche se può sembrare strano, alcuni sono strettamente legati all’apparato gastrico-digestivo: primo fra tutti, il sovraccarico di carboidrati, che determina endotossiemia (circolazione nel sangue di tossine batteriche: l’eccesso di carboidrati determina un innalzamento dell’acidemia con conseguente diminuzione del pH, danneggiamento della mucosa e alterazione dell’equilibrio microbico tale da determinare la liberazione e quindi l’assorbimento di endotossine).

Non è totalmente conosciuto il meccanismo patogenetico che lega l’endotossiemia alla degenerazione laminare. Un’indigestione fortuita e abbondante di granaglie o altri alimenti facilmente fermentescibili, una ritenzione di placenta dopo il parto sono tra gli eventi che possono portare al rapido sviluppo di endotossine. I cavalli obesi, facilmente riconoscibili all’accumulo di grasso nella parte superiore del collo, sono particolarmente a rischio e infatti spesso presentano delle cerchiature sui loro zoccoli, cerchiature che indicano piccoli episodi passati d’infiammazione.

I diversi anelli al piede di un pony sofferente di ricorrenti laminiti © McGowan et al.,

Alcuni errori di governo e gestione del cavallo (come ad esempio un'improvvisa e abbondante ingestione di acqua fredda, o delle lettiere composte da materiali non idonei) possono altresì provocare questo tipo di intossicazione al piede. Attenzione: anche un'ingestione troppo abbondante di erba primaverile, ricca di proteine e di zuccheri e povera di fibre, è pericolosa per tutti quei casi di sensibilità ad un livello troppo alto agli zuccheri (come insulino-resistenza) o nei soggetti che hanno in passato sofferto di laminiti.

Un team di ricercatori del Dipartimento di Scienze Cliniche Equine dell'Università di Liverpool ha individuato il disordine ormonale come la causa più diffusa della laminite. Il team ha dimostrato come la patologia dipenda direttamente dai valori dell'insulina, un importante ormone coinvolto nel controllo della glicemia, ribaltando così le precedenti teorie su questa patologia. Questa scoperta ha aperto la strada al miglioramento della comprensione della malattia da parte delle scienze veterinarie e al miglioramento della ricerca e del trattamento della stessa. La laminite è ora considerata una sindrome clinica associata ad una malattia che può determinare l’alterazione del peso, colpendo il corpo nel suo insieme, o solo una parte dei tessuti e degli organi, non più come strettamente ed esclusivamente legata agli arti in se stessi.

Il processo infiammatorio costituito dalla laminite può anche avvenire in modo inverso, cioè a causa di un sovraccarico meccanico che determini una sollecitazione eccessiva sull’unione laminare e dove l’infiammazione e il dolore sono la conseguenza e non la causa della rottura di quest’unione: oltre, nuovamente, al sovrappeso, il frequente lavoro su una superficie troppo dura, un pareggio troppo corto, ovvero tutti quei casi in cui il piede viene sovraccaricato, possono dare origine a casi più o meno gravi di laminite.

Le manifestazioni cliniche di questa degenerazione laminare possono essere suddivise in 3 stadi: subacuti, acuti e refrattari.

La laminite subacuta degli equini risulta più difficile da diagnosticare poiché i segni clinici sono meno pronunciati. Si manifesta con calpestio (incessante sollevamento dei piedi ad intervalli di pochi secondi), zoppia lieve rilevabile a carico di entrambi gli arti anteriori quando il cavallo viene fatto muovere in circolo e dolore all’applicazione della tenaglia da piede sulla regione della punta. Nella maggior parte di questi animali le alterazioni radiografiche sono minime o assenti. I cavalli con laminite subacuta presentano di solito solo un danno laminare di minore entità e, normalmente, se trattati precocemente, guariscono completamente.

La laminite acuta si osserva più comunemente a carico degli arti anteriori, ma può colpire tutte e quattro le estremità oppure un singolo dito. Quest’ultimo caso è più comunemente associato all’eccessivo carico del peso su un piede a causa di una zoppia o di una lesione dell’arto controlaterale. La zoppia associata alla laminite può variare da forme lievi alla completa sottrazione dell’arto al carico. I cavalli colpiti da laminite acuta mostrano spesso una grave zoppia con andatura innaturale che risulta più evidente quando l’animale viene condotto al passo su una superficie dura oppure viene costretto a voltare. Questi cavalli possono essere riluttanti a muoversi e opporsi ai tentativi di sollevare un piede. I cavalli gravemente colpiti possono presentare un trasudamento di siero o sangue dal cercine coronario e spesso sono in decubito. Inoltre, negli equini con laminite acuta, si può avere la rotazione e dislocazione distale della terza falange.

I cavalli con laminite refrattaria sono quelli con laminite acuta che rispondono solo in misura minima alla terapia iniziale. La mancata risposta al trattamento riflette molto probabilmente la gravità del danno laminare iniziale e non indica necessariamente il perpetuarsi del processo patologico. Questi cavalli mostrano di solito i più gravi segni clinici di laminite al momento della visita e sono quelli con maggiori probabilità di sviluppare la rotazione o la dislocazione distale della terza falange.

Per determinare la gravità dello stadio della patologia si fa riferimento alla classificazione di Obel, che individua quattro gradi di laminite:

1- “calpestio”, il cavallo alterna il peso sui piedi sollevandoli rapidamente;
2- “camminare sulle uova”, il cavallo solleva subito il piede appena tocca il suolo;
3- il cavallo si muove con riluttanza, rifiuta di sollevare gli arti;
4- il cavallo non può muoversi.

I segni clinici della sindrome si sviluppano con forte ritardo rispetto al presentarsi delle cause scatenanti (circa 30/40 giorni dopo), ma i metodi preventivi riducono notevolmente la quantità e la gravità dei danni. La radiografia permetterà di individuare lo stadio delle patologia dando precise indicazioni al maniscalco che, se possibile, interverrà con una ferratura correttiva. Da una serie di studi al microscopio sono stati infatti individuati cambiamenti nelle lamelle degli zoccoli nei vari stadi della laminite, dimostrando così l’esistenza di una fase subclinica. Un preciso avvertimento relativo a questa patologia sono certamente i ben noti anelli che si vengono a formare sullo zoccolo: sembra che questi appaiano fino a 3 mesi prima del darsi della sintomatologia clinica, e dunque possono essere un importante campanello di allarme che permette un intervento terapeutico volto ad evitare lo stadio più doloroso.

© S. Scatolini Modigliani; - riproduzione riservata; fonte principale: horsetalk.co.uk; Paradigm shifts in understanding equine laminitis
J.C. Patterson-Kanea, N.P. Karikoski, C.M. McGowan, "The Veterinary Journal", Volume 231, January 2018, pp. 33-40, clicca qui; foto in copertina: © via Pinterest

 

 

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