Quando insegno non so mai bene cosa fare con chi ha paura | Il Moralizzatore Equestre

05 maggio 2018 | Il Moralizzatore Equestre

Il grosso problema è che io le paure non le capisco. Per me la paura è una scossa lungo la schiena che dura un decimo di secondo, giusto il tempo di essere soppiantata da una reazione adrenalinica fortissima, aggressiva, primordiale. Quindi non so mai come bisogna fare con le persone che hanno paura. Coi cavalli è facile, sono animali lineari che non si fanno paranoie strane, che non hanno sovrastrutture, complessi. Hanno paura di quello che non conoscono o che gli sembra pericoloso. Una volta capito che non è nulla di che, in genere, tutto passa. Con la gente è diverso. Io ho la soluzione pressoché a tutto in sella, se non viene un esercizio o se non ti riesce una cosa, ti posso spiegare come fare per risolvere il problema. Ma sono questioni tecniche, che il più delle volte si traducono in un'azione semplice. Quando un allievo ha paura, però, non so mai cosa fare. È utile forzarlo a fare una cosa? O è meglio non insistere perché essendo impanicato è anche meno lucido e presente? Bisogna ignorare e magari sdrammatizzare le paure o discuterne in maniera approfondita, prendendole sul serio? Può l'istruttore fare lo psicologo da campo o è meglio lasciare perdere? La risposta io non ce l'ho, per adesso. So però che esistono diversi tipi di paura. La prima è quella di sbagliare. Nella mia esperienza è la peggiore. Perché è solo sbagliando che uno impara. Se ti devo insegnare, passerai per forza da cose che non sai fare o che fai malino all'inizio. Non posso tenerti sempre nella tua zona di comfort, a fare le cose che ti riescono bene (poi anche lì è tutto relativo.. magari cambi cavalli e non riesci più neanche a fare quelle). È una paura che ti frega perché è davvero quella più invalidante, quella più subdola. Io cerco sempre di spiegare che non c'è niente di male a commettere errori e che nessuno è perfetto e che gli sbagli sono il terreno su cui si preparano le vittorie e i miglioramenti.


Sicuramente si tratta di una forma (un po' narcisistica) di insicurezza, per cui uno non può ammettere di fare una cosa male, non può reggere un giudizio negativo. Ecco, un altro tipo di paura è quella del cavallo, specie sul salto. Spesso quando uno sta imparando sente di non avere grande controllo del mezzo e di non riuscire a metterlo dove vuole, a fargli fare le cose che ha in testa. E questo può creare grandi ansie. Lì è piu facile risolvere perché – beh – magari il cavaliere non sa gestire il cavallo, ma il cavallo sa benissimo dove mettere i piedi o come affrontare un esercizio o un saltino. Basta mettere un piccolo aiuto (una barriera a terra, un riferimento obbligato ecc) che le cose migliorano a dismisura. Il problema non diventa più arrivare bene sul salto, ma arrivare bene sulla barriera, che è una cosa che non crea ansia, che è già confermata. A quel punto il salto che segue diventa facile, svuotato com'è della sua carica di problematicità. Ma quello che davvero mi sta creando un sacco di problemi è la mitica paura di rovinare il cavallo, di farlo impaurire, di ingranarlo. Ma perché a un allievo deve venire in mente questo? Un istruttore non ti metterà mai davanti una cosa che non sei in grado di fare non dico bene ma almeno benino. Non ti metterà mai di fronte a qualcosa di così difficile da traumatizzare il cavallo. Di base c'è una grande mancanza di fiducia, in se stessi, nel cavallo, nell'istruttore. E questo mi dispiace, perché la fiducia è proprio la base dell'equitazione, quella cosa per cui – volenti o nolenti – ci si affida l'un l'altro. Stiamo sulla schiena di un animale da 500 kg e ci saliamo senza sapere come farlo funzionare, seguendo soltanto le indicazioni dell'istruttore che ci guida da terra ma che non è in sella con noi. È un bel problema, quando manca la fiducia. Perchè poi diventa tutto difficile. Se non ti fidi del tuo cavallo ogni ostacolo ti sembrerà insormontabile. Se non ti fidi del tuo insegnante, ogni esercizio ti sembrerà inadatto. Se non ti fidi né dell'uno né dell'altro, amico mio, beh... non ti resta che andare a piedi (o fare un percorso interiore per sviscerare il problema e capire davvero perché c'è questa diffidenza e da cosa è generata).

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