La clonazione di cavalli è realtà, soprattutto nel mondo del Polo

27 aprile 2018 #focus

Il tema della clonazione, soprattutto in merito ai cavalli sportivi, è un argomento che ritorna all'attenzione periodicamente scatenando sempre dubbi, perplessità e una certa dose di incredulità. Per quanto la scienza, soprattutto la biologia, abbia negli ultimi anni compiuto incredibili passi avanti, la clonazione sembra sempre essere qualcosa di fantascientifico. Nonostante questa vivida percezione, la clonazione è una pratica che viene usata realmente negli sport equestri, soprattutto nel mondo del polo.
È “Il Post” in un suo articolo a porre l'attenzione sul caso di Adolfo Cambiaso e il suo “La Dolfina Polo Club”. Il 43enne Adolfo Cambiaso è da 20 anni uno dei più grandi giocatori sulla scena mondiale del polo; figlio d'arte (anche il padre si chiama Adolfo, ed è stato a sua volta un famoso giocatore argentino che fece anche in tempo anche a giocare con il figlio, nella squadra de La Martina), ha vinto i più importanti tornei mondiali arrivando a fondare la sua squadra personale; nel 2000 ha fondato La Dolfina Polo Team insieme a un altro grande giocatore argentino, Bartolomé Castagnola.
La storia di Cambiaso si lega molto a quella della clonazione: sono numerosi i cavalli del Club ad essere stati clonati utilizzando i geni dei campioni del giocatore argentino. La Dolfina Polo Club e La Ensenada Polo Club di Lujan, entrambe limitrofe alla capitale argentina, sono il fulcro delle attività di clonazione - con il metodo Dolly - e dispongono di strutture esclusivamente dedicate a questa attività, sotto la direzione del biologo Adrian Mutto.
Dal 2007, infatti, sono stati clonati con successo ben 14 esemplari da Cuartetera, cavalla che nel 2017 è stata definita il miglior soggetto della storia del polo (in foto di copertina, Adolfo Cambiaso con 6 cloni di Cuartetera, ©Alan Meeker).
I cloni, Cuartetera 1,2 ecc., sono stati i primi ad essere stati utilizzati nel polo e, nonostante siano ancora relativamente giovani, i giocatori del club Cambiaso hanno riscontrato effettive similitudini con l'esemplare originale. Dopo la clonazione di Cuartetera le società hanno replicato la pratica con i geni di Aiken Cura, il cavallo preferito di Cambiaso, vittima di una frattura a una gamba durante una partita nel 2006. Cambiaso, mostrando grande lungimiranza prima ancora che il suo progetto di pratica della clonazione iniziasse (era ancora in fase sperimentale e troppo costosa), aveva fatto prelevare le cellule di Aiken Cura prima dell'inevitabile soppressione.
Alla nascita del primo esemplare clonato, come riporta “Il Post”, Cambiaso ha dichiarato: «Quando lo vidi non riuscivo a crederci. Per essere sicuro feci analizzare un capello conservato dalla criniera di Aiken Cura, e il DNA era quello».
Nonostante le difficoltà, la percentuale di successo odierna nella clonazione si aggira intorno all'85% ed è stato registrato che i cavalli clonati, che presentano solo piccole differenze con l'originale, non soffrono di particolari patologie e hanno una vita del tutto pari a quella dei cavalli “normali”.
Da notare che i due centri non vendono i cavalli clonati perché cederli significherebbe dare ad altri la possibilità di utilizzare un DNA eccellente per creare altri esemplari. Da sapere anche che il regolamento del polo non vieta in alcun modo l'utilizzo degli esemplari clonati.
Nonostante questa pratica abbia effettivamente dell'incredibile non sono poche le critiche mosse contro Cambiaso e la sua attività: dare il via a una copiosa clonazione infatti potrebbe avere un grande impatto nel commercio di cavalli, dove a essere incrociati sono solamente DNA di cavalli diversi, senza contare i risvolti etici che questa pratica potrebbe avere nel mondo degli sport e degli animali d'affezione.


© Diana Migliaccio - riproduzione riservata; fonti principali: ilpost.it; sciencemag.org;

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