Nelle mani di bambini e ragazzi il futuro del benessere equino

26 marzo 2018 #focus

Se nei giovani si nasconde il futuro della nostra società civile è ancora nelle loro mani che riponiamo l'avvenire di qualcosa che, anche in ambito sportivo, abbiamo molto a cuore: il benessere equino. L’avvicinamento di bambini e ragazzi al mondo equestre non è infatti solo l’incontro con uno sport: è un percorso accrescitivo e di responsabilizzazione progressiva, nel quale l’intera attività si costruisce attorno ad un rapporto a due dove, con il supporto dovuto, il primo atleta diverrà in grado di prendersi cura nel migliore dei modi del secondo. Se allora tra i giovani sportivi di oggi ci saranno gli adulti professionisti del settore di domani è bene fare attenzione a quello a cui stiamo dando forma e in questo senso una ricerca scientifica lo ha fatto.


Quali sono le modalità di interazione che oggi i più piccoli applicano nella relazione con i loro compagni equidi, soprattutto per quanto riguarda la sensibilità e la capacità di riconoscimento di elementi o fattori che possono eventualmente compromettere il benessere degli animali e come possiamo intervenire verso l’accrescimento di tale sensibilità?

Fino ad oggi tutti gli studi incentrati sui fattori umani che influiscono sul benessere animale sono stati condotti con riferimento quasi esclusivamente alla popolazione adulta, senza tenere conto, invece, della gran numero di occasioni di interazione che coinvolge i più giovani. Lo studio - “Field test of an instrument to identify youth perceptions of equine welfare issues among common training practices” - condotto presso la Purdue University di West Lafayette, nello stato americano dell’Indiana, polo didattico che include la ricerca tra i suoi più ingenti investimenti in termini economici, ha coinvolto 23 giovani di età compresa tra gli 8 e i 18 anni che non avevano alcuna formazione pregressa in fatto di benessere animale o del cavallo.

L’indagine, di costruzione semplice considerato il range di età degli interessati, ha richiesto agli intervistati di classificare, secondo una scala composta da 5 livelli, il grado di sofferenza eventualmente riscontrabile attraverso l’osservazione di alcuni video registrati, selezionati e classificati precedentemente da un gruppo di esperti in materia di benessere, che vedevano coinvolti un certo numero di cavalli. La risposta si è rivelata piuttosto entusiasmante: i livelli di riferimento rilevati e costruiti dagli esperti e quelli individuati attraverso la classificazione dei bambini e dei ragazzi corrispondevano, le percezioni, cioè, di paura e angoscia da parte dei più giovani erano coerenti con quanto catalogato dai professionisti.

I risultati, discussi al già citato International Society for Equitation Science Symposium 2017 tenutosi in Australia lo scorso novembre, non indicano solo la presenza, seppur quando in giovane o giovanissima età ancora in via di sviluppo, di una certa sensibilità per quanto riguarda il saper riconoscere in autonomia e senza un background di conoscenza a sostegno ciò che è buono in termini di benessere da ciò che non lo è, ma soprattutto l’esistenza di una buonissima base sulla quale costruire e affinare tale sensibilità, attraverso la predisposizione di programmi educativi mirati, specifici per intervalli di età e disciplina, che ci permettano di crescere futuri adulti umanamente e professionalmente consapevoli e di accorciare le distanze tra l’oggi e il domani. Bambini e ragazzi posseggono dunque la delicatezza emotiva che serve in questo sport e in questa relazione, il compito di permettere loro di svilupparla e portarla con sé con consapevolezza nell’età adulta, magari in una futura professione del settore, è solo nostro.

©M.C. Bongiovanni - riproduzione riservata; fonte principale: thehorse.com; foto © Devon Meyers 2011

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