The show must go on – no, ci sono dei limiti | Il Moralizzatore Equestre

24 febbraio 2018 | Il Moralizzatore Equestre

Cari amici, l'equitazione è uno sport di squadra. Non per niente l'insieme "cavallo-cavaliere" si chiama binomio, no? Il cavallo non è solamente un'attrezzatura, uno strumento. Non è una bici o una racchetta da tennis. È un compagno di squadra, un collega di lavoro, un amico. Senza considerare che nel 90% dei casi è il cavallo la parte forte del binomio, quella che mette una pezza agli errori e maschera i problemi. Ecco perché non capisco. Ma che cavolo succede? Cosa avete in testa, la segatura?? Ieri a Tortona (AL), ultima gara della giornata, nella 115 un cavallo durante il percorso si accascia a terra e muore. Immagino la disperazione della sua amazzone, lo sgomento dei presenti, il disagio e l'orrore nell'assistere alla morte di un animale così fiero e amato. Per non parlare del trascinamento della salma col trattore, una scena per stomaci forti, insomma. Ma vedete, quel che mi lascia sconcertato è che la gara è continuata. I concorrenti sono scesi in campo e hanno fatto il loro percorso. Ora, non stiamo parlando di una gara con tanti soldi in palio, dove possiamo parlare di pressioni degli sponsor, di interessi forti, di professionismo. Stiamo parlando di una garetta dei brevetti, senza nessuna implicazione economica. Ma con che coraggio quei giovani cavalieri sono partiti come se niente fosse? Ma dov'è il rispetto del cavallo? Dov'è la solidarietà per la sofferenza della sua amazzone? Non c'è la minima empatia, la minima sensibilità. Ecco perché l'equitazione non mi rappresenta. È fatta ormai solo di egoismo, di apparenza.

© Il Moralizzatore Equestre / Equestrian Insights - riproduzione riservata; foto/illustrazione di copertina ©EqIn

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