Coda del cavallo lunga e folta? È tutta questione di genetica

08 febbraio 2018 #focus

Qualcuno diceva che la coda di un cavallo è come la sua firma: è infatti l’ultima cosa che vediamo quando lo lasciamo libero al paddock, ondeggiando a destra e a sinistra a tempo di trotto.

Una coda lunga e fluente e una criniera sana e luminosa sono tra i desideri di tutti i proprietari, i quali trascorrono parte del tempo dedicato alla cura e alla pulizia del cavallo applicando sui crini prodotti districanti di ogni estrazione e andando alla ricerca di soluzioni, più o meno comuni, per farli crescere o ricrescere oltre ogni misura, spazzolando metodicamente e confidando nel risultato. Come in tutti i casi, non mancano nemmeno gli interventi estremi pur di raggiungere l'obiettivo "coda meravigliosa": sono state inventate da diverso tempo ogni sorta di extension di crini della coda dei cavalli (tra i molti siti web, si veda ad esempio qui). Al di là degli obiettivi estetici, una coda corta perché magari strappatasi involontariamente può essere un grave handicap per il cavallo specie durante la stagione estiva, quando risulta uno strumento fondamentale per difendersi e scacciare i molti fastidiosi insetti.

In realtà però, una coda lunga e folta dipende da qualcosa che ci sovrasta: è la genetica a determinare infatti la misura che coda, criniera e ciuffo possono raggiungere in un individuo specifico. Ciò su cui possiamo intervenire e che possiamo invece fare attivamente, non lasciando spazio solo alle speranze, è prenderci cura dei crini per evitarne la rottura, così che questi possano crescere sani fino al loro massimo potenziale.

La “vita” dei crini ha, naturalmente, una caratterizzazione scientifica, che vede il processo svilupparsi in nascita, crescita e caduta. Più precisamente (e al pari di quanto avviene nel genere umano) si parla di un ciclo composto da 4 fasi, rispettivamente denominate anagen, catagen, telogen e kenogen.

La prima corrisponde alla fase di crescita vera e propria, durante la quale un cavallo, alimentato secondo una dieta qualitativamente adeguata e che non sottopone coda o criniera a particolari e frequenti sfregamenti, produrrà crini perfetti in quella che è la fase, più di ogni altra, legata al tempo: il ciclo, infatti, è compreso tra i due e i sette anni. Nella successiva fase, catagen, il crine riposa e, nelle due settimane circa che la caratterizzano, il follicolo pilifero si rilassa, procedendo verso la sua involuzione e allontanando il crine progressivamente verso gli strati più superficiale dell’epidermide. Durante la fase telogen, di lunghezza variabile tra i due e i tre mesi, il crine o pelo cessa completamente le sue attività e, ormai privo di vita, permane ancora sul corpo dell’animale, ma con una piccola trazione si distacca e cade. Infine la fase kenogen sarà quella in cui il follicolo pilifero, rimasto libero per un certo periodo di tempo, sarà pronto ad ospitare un nuovo crine e dunque una nuova fase anagen.

Crini e peli del manto subiscono tutti indistintamente questo processo ma, evidentemente, non nello stesso momento, con la particolarità che ogni tipologia pilifera presente nel corpo (per citare un esempio ciglia e criniera) ha una fase anagen che prevede una lunghezza del pelo o crine diversa (motivo che spiega la lunghezza rispettivamente differente dei due elementi). Perché la genetica lavori al meglio deve essere supportata poi, come già accennato, da una dieta sana e corretta, bilanciata con i giusti nutrienti per derma e crini.

Gli acidi grassi omega, i minerali come lo zinco, il rame e lo iodio, gli amminoacidi essenziali quali la lisina e la metionina e infine la biotina, vitamina idrosolubile del complesso B, devono essere presenti nelle quantità idonee all’interno degli alimenti che somministriamo ai nostri cavalli, per mantenere in salute e al massimo delle loro potenzialità unghie, manto e crini. E in questo, naturalmente, è sempre prezioso, e soprattutto consigliato, il contributo del veterinario o del nutrizionista, al fine di evitare quello che invece potrebbe essere un eccesso di determinati elementi, come ad esempio il selenio, che potrebbero causare l’effetto contrario rispetto a quello desiderato e cioè, la caduta.

Non è dunque possibile influenzare il ciclo di vita programmato per la coda e la criniera del cavallo, ma possiamo invece migliorarne la salute, prevenendo la rottura dei crini durante le fasi di crescita e riposo. Il grooming della coda è certamente specifico per ogni disciplina, ma mantenere coda e criniera lisce e districate, prive di fastidiosi nodi, aiuterà certamente a incrementarne la salute e a impedirne la rottura nel caso in cui rimangano impigliate in qualche ostacolo. Ciò che possiamo fare, dunque, per arrivare al risultato atteso, è costituire il migliore sostegno possibile al lavoro della base genetica.

© M.C. Bongiovanni - riproduzione riservata; fonte principale: proequinegrooms.com; foto copertina © ponybox.com

prospera centro equestre

Condividi:

error: © CavalDonato Communication. All right reserved.