Alla scoperta dei cavalli ritratti dall’artista Dino Rinaldi

1° febbraio 2018 #focus

Siamo andati virtualmente oltreoceano, esattamente a Setauket, Long Island (NY), per conoscere meglio un artista di origini italiane, che ci ha lasciati a bocca aperta, soprattutto per la sua capacità di catturare l’anima oltre che l’aspetto dei soggetti che ritrae: stiamo parlando delle preziose opere di Dino Rinaldi.

Rinaldi e Pompillio i cognomi dei nonni da parte di padre, originari del Lago Maggiore che si trasferirono a New York nel 1917; è dal nonno, fotografo e artista del disegno a pastelli, che Dino ha ereditato la sua vena creativa. Lo abbiamo intervistato per capire meglio l’uomo e l’artista.

Cosa ti influenza nella scelta del soggetto da ritrarre?

“Penso che ognuno di noi abbia occhio per la bellezza o almeno per ciò che lo interessa. Io ho sempre amato l’arte e la fotografia, per vedere come qualcosa viene catturato o come un soggetto può essere interpretato. Amo disegnare cavalli, cani e ultimamente anche altri animali, così spesso esco con la mia macchina fotografica per scattare foto per i miei lavori. Con i cavalli solitamente scatto tra le 100 e le 200 foto per catturare la giusta luce, angolazione e inquadratura. Disegno e dipingo quello che penso possa piacere alla maggior parte delle persone, e se lo penso ancora anche quando il lavoro è finito sono felice!”.

Lenti dacqua o di vetro e recipienti trasparenti sono ricorrenti nei tuoi lavori, è sbagliato intenderli come una mediazione tra te e la realtà

“Dipingere l’acqua nel bicchiere è più una sfida nel cercare di rendere l’oggetto reale, come la distorsione visiva degli steli se ci sono fiori nell’acqua. Amo l’acqua e l’oceano ma non è questo che influenza l’oggetto, spesso la bellezza più grande si trova nel recipiente stesso”.

all rights reserved D. Rinaldi - su gentile concessione

I tuoi lavori che ritraggono i cavalli sono di particolare interesse per noi. Cosa ti lega a questi animali? Hai avuto esperienze ravvicinate di tipo sportivo o ludico?

"Quando ero giovane andavo a cavallo con i miei amici. Ho vissuto nella città di New York per molto tempo e li non c’erano grandi possibilità per montare, tuttavia la ragazza che frequentavo a quei tempi cavalcava ogni weekend a Central Park, così ogni tanto andavo anch'io, con lei ed i suoi amici. Mi fu chiesto un giorno da Roberto Dutesco (dutescoart.com), un mio amico, nonché straordinario fotografo di cavalli, di disegnare con la polvere di grafite uno dei soggetti ritratti nelle sue foto; io fui entusiasta al pensiero di lavorare su una delle sue foto dei cavalli della Stable Island. Questo è il cavallo che ho disegnato:

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L’ho venduto subito ad un mio amico. È stato bello disegnarlo, così ne ho realizzati altri due, veduti anch’essi a dei miei amici. Disegnare cavalli ha avuto origine da qui. Non avevo mai venduto un mio pezzo prima di quel cavallo; ne avrò disegnati almeno altri 50 fino ad ora, ma continuo ad essere felice di ognuno di essi. Il primo l’ho fatto con la polvere di grafite, e l’ultimo, questo, a matita".

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Da quale artista, più o meno contemporaneo, hai tratto ispirazione?

"Gli artisti che mi hanno influenzato maggiormente sono Caravaggio, Vermeer, Dali, Ingres, Leonardo e tre dei miei  insegnanti della Art Students League di NY: Nelson Shanks (nelsonshanks.com), Costa Vavagiakis e Efraim Rubenstein".

Nella creazione dei tuoi lavori osservi il cavallo libero in natura o solo unimmagine fissa, per esempio una foto?

"Mi accosto ad ogni disegno come all’inizio di un gioco di pazienza. So che ci vorrà un certo periodo di tempo (a volte più di 200 ore su un solo disegno). Molti cavalli mi impegnano dalle 40 alle 60 ore, dipende dalla grandezza, la posa, il colore e il contesto. Inizio con una foto che faccio io o che mi viene data. Quando bisogna dipingere o disegnare un animale è molto difficile poterlo fare nel suo habitat dal vivo, non stanno molto fermi. Per anni non ho mai lavorato sulle foto; ma da quando ho cominciato ad usarle mi hanno aperto un mondo di opportunità di crescita verso altre direzioni. Ho frequentato per vent’anni la scuola d’arte dopo aver lavorato nell’attività pubblicitaria come agente, redattore e artista degli effetti speciali; la maggior parte delle classi erano sul disegno figurativo e lo studio del colore. Preferisco disegnare cavalli in pose che permettono di catturare dettagli rilevanti. Lo scopo è sempre quello di migliorare il disegno precedente".

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I tuoi disegni sembrano reali, si ha limpressione di poter leggere negli occhi dei soggetti che ritrai; quegli occhi parlano anche di te?

"Gli occhi sono una parte molto importante dell’immagine, specialmente se questa riproduce solo il volto. È sempre stimolante avere un riflesso negli occhi per attirare l’attenzione dello spettatore e provare a catturare il pensiero che ha il cavallo in quel momento. Gli occhi dei cani sono più espressivi di quelli dei cavalli per via della pelle morbida che hanno intorno agli occhi (che mossa dalla muscolatura sottostante ne esalta la mimica facciale), ma facendo tante foto del soggetto si trova sempre lo scatto giusto che esprime ogni animale. Gli occhi sono un tesoro, amo disegnarli in ogni ritratto. Ho disegnato il mio riflesso in qualche pezzo dove mi si può vedere con la mia macchina fotografica".

© S. Scatolini Modigliani; riproduzione riservata; tutte le foto © all rights reserved D. Rinaldi - su gentile concessione

prospera centro equestre

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