Lo stress del cavallo in un battito di ciglia

25 gennaio 2018 #focus

Quando una condizione di disagio si può leggere dagli occhi e la misura nasce dall’osservazione dei più piccoli movimenti.
Lo stress può infatti ricondursi ad ogni causa capace di esercitare sull’organismo, con la sua azione prolungata, uno stimolo dannoso provocandone di conseguenza una reazione.
Il cavallo mostra un’ampia varietà di risposte quando introdotto in situazioni per lui fonte di stress, quali orecchie arretrate, irrequietezza, testa alta.
La ricerca di nuovi metodi per la sua misura, meno invasivi rispetto al tradizionale prelievo del sangue necessario alla rilevazione del livello di cortisolo, ormone dello stress, stressante esso stesso, ha portato ad una possibile evoluzione della tecnica di indagine.
Si tratta di un lavoro canadese, dell’Università di Guelph, nella regione dell’Ontario, condotto dal ricercatore e professore associato Katrina Merkies e dalla studentessa Amelia Garnett. I risultati hanno attraversato il mondo, presentati all’International Society for Equitation Science Symposium 2017 di Wagga Wagga, Australia, mostrando come un indicatore dei livelli di stress nel cavallo possa essere qualcosa fino ad oggi preso in considerazione per altre specie, come il gatto ad esempio, ma mai per l’animale a noi più caro: la frequenza del battito delle sue palpebre (scientificamente: EBR = Eye Blink Rate).
Irrinunciabili collaboratori nella ricerca scientifica sono stati 23 cavalli, filmati mentre esposti a tre tipologie differenti di stress: da separazione, attuato allontanando i cavalli dai propri simili, da riduzione di cibo, sospendendo l’alimentazione per cinque minuti al momento del pasto regolare e da spavento improvviso, lanciando una palla e aprendo e chiudendo ripetutamente un ombrello davanti ad un individuo da solo in un campo.
In corrispondenza degli eventi descritti gli animali hanno ridotto significativamente il battito delle ciglia che comporta una chiusura totale o anche solo parziale dell’occhio e, al contrario, incrementato i rapidi movimenti operati dai muscoli situati in corrispondenza delle palpebre rispetto a quanto registrato nella condizione di libertà e compagnia al paddock come metro di paragone, nello specifico: 20 battiti al minuto durante la separazione, 18 durante la limitazione dell’alimentazione, 10 durante lo stress da spavento.
La diminuzione dei battiti può essere ricondotta anche, però, ad un aumento della concentrazione dell’animale, così come è stato documentato per l’essere umano. In particolar modo, in qualità di predato, alla percezione di un pericolo il cavallo solleverà la testa per scrutare l’ambiente circostante e prepararsi alla fuga qualora le condizioni lo richiedessero.
Ciò che invece sembra relazionare il fenomeno ad una condizione stressante è la similitudine con quanto era già stato osservato in uno studio precedente, atto a convalidare una scala del dolore dell’animale (indotto anche a seguito di procedure di gestione comune, come ad esempio la castrazione) basata sulle espressioni facciali, la Horse Grimace Scale HGS. L’espressione dello sguardo dei 23 cavalli oggetto d’osservazione ricordava molto, infatti, quanto registrato per la costruzione della HGS.
Sebbene si tratti, allo stato attuale delle cose, di risultati preliminari, limitati in ragione del ridotto numero di cavalli oggetto di osservazione e della mancanza di misurazioni fisiologiche, sicuramente lascia spazio e spunto per ulteriori approfondimenti, aprendo ancora una volta la strada verso la valutazione del benessere animale a tutto tondo.


© M.C. Bongiovanni - riproduzione riservata; fonte principale: thehorse.com ; foto © archivio A. Benna / EqIn

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