L’inverno non può durare per sempre | Il Moralizzatore Equestre

20 gennaio 2018 | Il Moralizzatore Equestre

Non so voi, ma io sto sclerando.
Ci hanno stressato per anni con 'sta storia della desertificazione, ma sulle Alpi continuano a chiudere le strade per bufere di neve, al centro piove sempre e al sud ci sono mareggiate e onde di 12 metri.
La pianura padana è una lastra di ghiaccio, sulla Martesana, nelle giornate più fredde, si possono ammirare le nutrie che giocano a curling.
Gli sciatori saranno anche contenti, buon per loro, ma per noi equitanti è una vera schifezza.
A parte le dita di mani e piedi che sono costantemente ghiacciate (chiedetelo alla Belloli come sta messa a geloni) e che ci impediscono ogni tipo di mobilità, il freddo entra nelle orecchie, nella testa e ci assidera dall'interno.
Nonostante gli onnipresenti cappellini di lana da Dottor Stranamore (eh, solo i vecchi come me sanno di cosa parlo), la sinusite è ormai una dotazione standard in tutti i cavalieri e le amazzoni che si rispettino.
Per non parlare degli onnipresenti raffreddori/influenze/febbroni, agevolati dal fatto che in sella sudiamo e poi stiamo 3 ore a mettere via il cavallo (lampada, accappatoio, pelo contropelo, metti coperta, togli coperta), con il sudore che ci si gela addosso facendo precipitare la nostra temperatura interna a livelli da ibernazione.
Passi anche il trauma di doversi cambiare nel solito spogliatoio ghiacciato (la doccia no, col cavolo, fatevela a casa se non volete incorrene nell'assideramento alla Otzi).
Ma veramente il nostro disagio è nullo rispetto a quello dei cavalli.
Se li mettiamo fuori, come minimo ci sono 45 cm di fango gelido (e no, non fa l'effetto anticellulite dei fanghi di alga Guam, mettete via l'idea ragazze), oppure uno strato scivoloso e marmoreo di brina ghiacciata che il permafrost ci fa una pippa.
Quando va bene, ti si ghiacciano le vasche con l'acqua (a nulla giovando i mille trucchetti che hai appreso da facebook, compreso quello del pallone), e quando va male ti scoppiano direttamente i tubi dei beverini (e via coi secchi, tutto a mano).
I cavalli, poracci, han su 3 coperte di diversa grammatura, per un peso complessivo di 35 kg, e sono insalamati in un groviglio di cinghie, cinghiette, tiranti, fibbie. Praticamente sono delle mummie completamente impedite nei movimenti, ingessate.
Pensate poi il trauma: animali indifesi strappati dal tepore del box (con le solite 5 coperte da 600 grammi) e sbattute in campo, a – 5, con solo la copertina di pile sulle reni.
Eccerto che sgroppano, poveri cristi, c'hanno uno shock termico che la metà basta.

Li facciamo correre, saltare, sudare e poi niente, pretendiamo che asciughino in un nanosecondo (perché in effetti anche noi siamo sudati e stiamo assiderando).
E quindi li spruzziamo con mezzo litro di alcool (mmmm, che bella sensazione dev'essere), li piazziamo mezz'ora sotto la lampada (no ragazze, no, è inutile che ci state sotto anche voi, non abbronza), li frizioniamo con gli asciugamani e i pile, li phoniamo (eh si, ho visto anche questo purtroppo).
Alla luce di tutto ciò... l'inverno è proprio uno stagione orribile.
Se a queste torture aggiungiamo il fatto che alle 4 di pomeriggio fa buio, la depressione è assicurata.
Per questo, amici, fatevi forza. Come diceva Brandon Lee ne Il Corvo, “non può piovere per sempre”.

© Il Moralizzatore Equestre / Equestrian Insights - riproduzione riservata; foto/illustrazione di copertina da video youtube Would You Eat Horse Meat?

prospera centro equestre

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