#EqTech – Ippogenitori, istruttori e figli/allievi

13 Ottobre 2017 #EqTech → Equestrian Techniques

Note a margine, riflessioni e questioni intorno a formazione e istruzione nel e per il mondo equestre > Lifelong Learning (a cura di Gianluca Lupinetti)

Abbiamo da poco inaugurato la rubrica #EqTech, dove stiamo via via cercando di fare il punto sul difficile tema formazione / insegnamento in ambito equestre: ambito difficile perché, come evidenziato in precedenza, si dice che insegnare sia toccare una vita per sempre. Se poi gli allievi sono due, di specie diversa (cavaliere e cavallo), e devono essere guidati al fine di diventare “due in uno” (il binomio), allora la questione formazione si fa molto articolata e complessa. Credo pertanto sia fondamentale riflettere insieme per creare le basi per un futuro di qualità e non di quantità.

Il nostro ultimo approfondimento ha riguardato le esperienze di due giovani neoistruttori federali, entrambi di 1° livello, Tullia Bocchini e Matteo Sangermano; ci hanno raccontato le loro impressioni sul percorso di formazione finora intrapreso (clicca qui); molti di voi hanno commentato l’articolo – ringrazio in particolare coloro che sono lungamente intervenuti nei gruppi “Eques” e “Riders Equestrian Family” – fornendomi prima di tutto feedback sulla bontà di questa iniziativa; affrontando il tema formazione nell’ambito equestre stiamo toccando un nerbo importante, che evidentemente sta a cuore a molte persone. Certo, ci sono alcune difficoltà e problemi: portarle alla luce con un intento fondamentalmente costruttivo credo non possa far altro che bene al nostro sport.

Procediamo quindi, concludendo il report della chiacchierata avuta con Tullia e Matteo, durante la quale è stato toccato anche il tema del rapporto tra genitori, figli ed istruttori di equitazione. Oggi per lo più raggruppati sotto l’etichetta “ippogenitori” (termine che nasce, in senso dispregiativo, nei primi anni ’70 dalle pagine della rivista «Lo Sperone» ad opera del giornalista Lucio Lami), padri e madri sono certamente dei partner imprescindibili nel lavoro dell’istruttore per la formazione del binomio cavallo/cavaliere. Il problema è che non sempre sono “partner”: talvolta gli ippogenitori pongono non pochi problemi all’instaurarsi di una buona e proficua relazione con i loro figli. Sebbene lavorino da poco tempo nell’ambito della formazione in equitazione, Tullia e Matteo  ci hanno riferito di aver talvolta vissuto situazioni veramente difficili con i genitori dei loro allievi: dalla madre che denigra costantemente la figlia leggermente sovrappeso, a quella in competizione (personale) con le altre madri presenti durante le lezioni, al padre che fomenta, incita esageratamente il figlio, suscitando in lui pretese e aspettative spesso irrealizzabili (specie nei tempi e nei modi pretesi dal genitore). Insomma, non è un bel quadro. Da parte mia, che da più anni svolgo questo mestiere, posso confermare di essere stato alle prese con problemi del tutto simili, che talvolta hanno creato situazioni veramente difficili da risolvere: conosco istruttori che sono arrivati a vietare ai genitori di assistere alle lezioni, tanta e tale era la difficoltà dei loro figli a lavorare serenamente in loro presenza (divieto che è stato esteso a tutti, ovviamente, anche agli ippogenitori diciamo “innocui” e a quelli con un atteggiamento positivo nei confronti dei loro figli). Ora, questo intervento, frutto dell’esasperazione dell’istruttore, è certamente estremo, esagerato, ma è indubbiamente un’importante spia di un grande problema. La questione principale, a mio avviso, riguarda la difficoltà di comunicazione, nel caso specifico tra istruttore e genitore. Può essere un problema di autorevolezza, inconsciamente messa in discussione dal genitore che con il suo atteggiamento considera come subordinato l’istruttore nel rapporto con il figlio, o anche semplicemente di invadenza, arroganza e presunzione del genitore stesso. Sia chiaro, stiamo trattando casi estremi, che pur esistono: sebbene io non sia genitore so bene che si tratta di un “mestiere” difficile, sotto tanti aspetti, e che l’ora di equitazione non è che un momento tra i molti condivisi da genitori e figli, specie in tenera età. D’altro canto, è difficile anche fare l’istruttore, figura che si trova oggi a dover mediare, e soprattutto, a comunicare, trasmettere determinati messaggi con la dovuta accortezza a seconda del soggetto con cui interagisce: sono figlio di un’era in cui lo sport equestre e l’istruzione ad esso connessa non è più di ispirazione militare (“io, istruttore, comando; voi obbedite e/o tacete”), ma si è fortunatamente emancipata, aprendosi al dialogo con gli allievi e i genitori e tutti i soggetti che ruotano attorno a questo mondo. Per questo insisto nel dire che per insegnare serve essere anche un po’ psicologi, interpreti delle anime e delle situazioni con cui ci si trova a dover interagire; certo, è necessario talvolta applicare con fermezza “dei paletti”, laddove la situazione sia prossima a degenerare, ma bisogna anche essere comprensivi, sensibili e attenti interpreti di alcune, più generali, situazioni di disagio che talvolta si creano nella difficile relazione tra genitori e figli.

Resta fermo il fatto che fare l’istruttore di equitazione significa prima di tutto saper trasmettere ai più giovani i principali valori di ogni sport: crescere, imparare, pensare, vivere sportivamente significa credere e volere un’equitazione sana e credibile, che abbia per principali valori la lealtà, il rispetto degli altri e quindi la correttezza sportivo-agonistica, migliorando in tal modo anche la nostra capacità sociale, grazie al senso di appartenenza e allo spirito di squadra. Il vero successo sportivo si costruisce con tantissimo impegno, dedizione e passione; bisogna insegnare, come istruttori e come genitori, a non abbattersi, non arrendersi di fronte alle difficoltà, vivendo ogni buon risultato e vittoria come il raggiungimento concreto di un obiettivo (senza sentirsi mai arrivati) e soprattutto vivendo ogni sconfitta non come un fallimento, ma come una lezione da portarsi dietro per accrescere la propria esperienza personale ed agonistica. Pertanto, prima di tutto, faremo in modo di cercare e perseguire l’autenticità e l’affidabilità in quello che per primi, come istruttori, incarniamo.

© Gianluca Lupinetti - Riproduzione riservata; foto copertina ©EqIn;

contatti: info@cavaldonatocommunication.com

Gianluca Lupinetti (1980), nato a Vizzolo Predabissi (MI), è figlio d'arte di Uberto, tra i migliori riders italiani (di cui ci limitiamo a ricordare la performance olimpica del 1984 a Los Angeles). Gianluca in poco tempo si distingue in numerose competizioni nazionali e internazionali di Salto Ostacoli: ricordiamo qui il debutto nella Coppa delle Nazioni (1999 – Zagabria, dove vinse la gara di potenza – 2,12 mt). La sua formazione atletico-agonistica è frutto di una collaborazione costante con cavalieri di grande levatura e di numerose esperienze internazionali. Oltre al padre, tra i vari trainers del suo passato e del suo presente, troviamo Filippo Moyersoen (Olimpiadi Los Angeles ’84), Giorgio Nuti (Olimpiadi Los Angeles ’84 e Barcellona ’92), Emilio Puricelli, Patrick Le Roland (tra i migliori istruttori dell’Académie de Saumur – France), Nelson Pessoa e Albert Voorn. Dal 1998, Gianluca si occupa dell’addestramento di base e avanzato di giovani cavalli nella sua Asim Club La Viscontea e segue con passione i binomi allievi della scuderia, continuando a riscuotere conferme sulla sue grandi potenzialità come atleta e come trainer, con numerose vittorie e piazzamenti nelle competizioni più importanti (Wierden, Mauren, Lugano, Piazza di Siena, Cervia, Milano-Assago, Cagnes-sur-Mer, Vidauban, ecc.). 

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