#EqTech: La prima formazione dell’istruttore di equitazione, quali le problematiche?

05 luglio 2017 - #EqTech → Equestrian Techniques

Note a margine, riflessioni e questioni intorno a formazione e istruzione nel e per il mondo equestre > Lifelong Learning (a cura di Gianluca Lupinetti).


Si dice che insegnare sia toccare una vita per sempre. Se poi gli allievi sono due, di specie diversa, cavaliere e cavallo, e devono essere guidati al fine di diventare “due in uno” (il binomio), allora la questione formazione si fa molto articolata e complessa. Per questa ragione ho deciso di iniziare ad affrontare il tema che sarà oggetto della rubrica #EqTech, puntando anzitutto l’attenzione e dando voce a chi ha recentemente deciso e iniziato ad intraprendere il cammino formativo necessario per diventare a sua volta istruttore di equitazione.

Meritano infatti considerazione e più di una riflessione i primi steps del cammino per diventare formatore: perché, paradossalmente, agli OTEB (Operatori Tecnici Equestri di Base) ed ai I livello, con pochissima esperienza i primi, con qualche certezza in più i secondi, viene affidata la formazione dei principianti (la scuola, la messa in sella, le attività di base di bambini, ragazzi e neofiti anche adulti), materia prima delicatissima, fondamento di questo nostro sport. Si proclama spesso a gran voce la necessità di dare importanza alla base, di valorizzarla, perché su di essa si fonda il presente e il futuro degli sport equestri. Riflettiamo dunque anzitutto approfonditamente su questa “base”, in particolare su chi dà la prima istruzione, come lo fa, quali sono i suoi sogni e i suoi desideri ma anche i suoi problemi: diamo voce a chi avvia al meraviglioso mondo della passione equestre.

Chiediamoci prima di tutto una cosa: chi sono gli OTEB? Quali ruoli hanno nello specifico? Spesso infatti a loro viene affidata pressoché esclusivamente la prima istruzione degli allievi, quella relativa all’ambito scuola, cioè alla messa in sella, alla cura e formazione dei principianti. Siamo proprio sicuri che un ruolo di tale importanza possa essere ricoperto da figure professionali così giovani, con poche ore di corsi federali e in alcuni casi anche inesperte? Oppure sarebbe opportuno creare un percorso alternativo di formazione mirato alla scuola di base?

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Insegnare, fare l’istruttore non è facile. In senso generale, quella dell’insegnamento non è solo una professione ma una missione, una vocazione. In ambito equestre, credo che un buon istruttore sia il risultato della combinazione di centinaia di qualità che gli permettono di svolgere il proprio lavoro in modo efficiente: una costante voglia di imparare e scoprire, una generale propensione all’empatia, un sempre vivo desiderio di confronto attivo (non sentirsi mai arrivati), ferma determinazione davanti a problemi spesso solo apparentemente irrisolvibili, forte senso della responsabilità, premura, dedizione, sensibilità, pazienza, flessibilità nei confronti degli allievi, capacità di lavoro per un team, coraggio, senso dell’organizzazione e della gestione, ecco: questi sono solo alcuni degli aspetti per me indispensabili per quanti desiderino intraprendere questo cammino. Trasmettere tutto questo tramite unità didattiche e formative non è facile, anzi; al di là delle predisposizioni personali (non da ultime: quelle caratteriali), la maggior parte della conoscenza che l’istruttore per primo assumerà e quindi trasmetterà ai suoi allievi arriverà dalle esperienze che farà sul campo, in maniera del tutto diretta, spesso a sue spese; più sarà in grado di moltiplicare i momenti di confronto e di stimolo, maggiore e qualitativamente superiore sarà la conoscenza che saprà trasmettere.

Dal prossimo articolo parleremo e daremo quindi voce agli OTEB e ai neoistruttori federali di I livello: oggi presentiamo anzitutto i numeri, forniti dal Centro di Calcolo della Federazione Italiana Sport Equestri: nell’anno 2015, 2581 persone sono diventate OTEB, 820 istruttori federali di I livello (tot: 3.401). 104.080 il numero complessivo degli atleti tesserati FISE; nell’anno successivo (2016), i numeri sono i seguenti: 2498 gli Oteb, 938 gli istruttori di 1° livello (tot: 3.436), a fronte di 107.731 tesserati FISE (clicca qui per statistiche tesseramento FISE - dati aggiornati al 14 giugno 2017).

In percentuale: nel 2015, il 3,27% dei tesserati è diventato Oteb/istruttore di 1° livello; nel 2016, il 3,19%. E abbiamo qui considerato solo i dati relativi ai primi steps della formazione, tralasciando i numeri relativi agli istruttori federali di II e III livello. Va da sé che la FISE ci offre solo uno spaccato della realtà della formazione di nuovi istruttori: per quanto esso sia indubbiamente significativo, in realtà sappiamo esistere diverse altre scuole per diventare istruttori equestri, il cui iter è spesso in tutto e per tutto parificato a quello regolamentato della Federazione, pur essendo magari più rapido e strutturato in maniera diversa. E’ mia intenzione approfondire anche le principali differenze tra il percorso di formazione istituzionale-federale e quello privato, di altre scuole, analizzando nello specifico sia i numeri relativi, sia il processo formativo per diventare istruttore. La “strada” istituzionale, cioè quella programmata dalla Federazione, vede il passaggio attraverso diverse unità didattiche per poi accedere all’esame finale come in una sorta di università, nella quale si danno i diversi esami di differenti materie, per poi accedere alla tesi finale. Una strada, questa, lunga, impegnativa e certamente non economica (tenendo conto del costo delle varie unità e delle spese accessorie per parteciparvi).

Il settore formativo è certamente un argomento tanto vasto quanto complesso, ma sono convinto resti fondamentale: la formazione, ogni formazione, crea tutte le buone basi del futuro, e ciò vale forse maggiormente per l’affascinante e difficile mondo dell’equitazione. Credo pertanto sia fondamentale riflettere insieme per creare le basi per un futuro di qualità e non di quantità. Forse non è tutto impossibile, forse molto semplicemente basterebbe in taluni casi supportare i più meritevoli (magari con borse di studio), perché in fondo si tratta di un investimento a lungo termine. Lo vedremo insieme! Sono questi i temi e i problemi che andremo affrontando in #EqTech, argomenti che avremo il piacere di sviluppare e condividere con voi, anche sulla base dei vostri quesiti e suggerimenti. Intanto, non posso che ringraziarvi per l'attenzione!

© Gianluca Lupinetti - Riproduzione riservata; foto copertina ©EqIn; altre foto ©Asim Club La Viscontea; ©Pinterest

Gianluca Lupinetti (1980), nato a Vizzolo Predabissi (MI), è figlio d'arte di Uberto, tra i migliori riders italiani (di cui ci limitiamo a ricordare la performance olimpica del 1984 a Los Angeles) e attuale Presidente in carica del Comitato F.I.S.E. lombardo. Gianluca in poco tempo si distingue in numerose competizioni nazionali e internazionali di Salto Ostacoli: ricordiamo qui il debutto nella Coppa delle Nazioni (1999 – Zagabria, dove vinse la gara di potenza – 2,12 mt). La sua formazione atletico-agonistica è frutto di una collaborazione costante con cavalieri di grande levatura e di numerose esperienze internazionali. Oltre al padre, tra i vari trainers del suo passato e del suo presente, troviamo Filippo Moyersoen (Olimpiadi Los Angeles ’84), Giorgio Nuti (Olimpiadi Los Angeles ’84 e Barcellona ’92), Emilio Puricelli, Patrick Le Roland (tra i migliori istruttori dell’Académie de Saumur – France), Nelson Pessoa e Albert Voorn. Dal 1998, Gianluca si occupa dell’addestramento di base e avanzato di giovani cavalli nella sua Asim Club La Viscontea e segue con passione i binomi allievi della scuderia, continuando a riscuotere conferme sulla sue grandi potenzialità come atleta e come trainer, con numerose vittorie e piazzamenti nelle competizioni più importanti (Wierden, Mauren, Lugano, Piazza di Siena, Cervia, Milano-Assago, Cagnes-sur-Mer, Vidauban, ecc.). 

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