#Psicopillole – Il cavaliere e la gestione delle pressioni emotive

27 giugno 2017 #psicopillole → pillole di psicologia per gli sport equestri

Prosegue con un altro approfondimento la rubrica di Pillole di Psicologia per gli sport equestri, volta a fornire brevi indicazioni utili per guidare ed indirizzare ad un primo autonomo lavoro di riflessione su se stessisulle proprie capacità e sui nodi o barriere mentali che così spesso si frappongono tra noi e il raggiungimento di una prestazione ottimale.

Durante la performance subiamo spesso delle pressioni. Oltre a non consentirci di dare il nostro massimo, esse ci possono portare a non ottenere ciò che tanto speravamo. Come possiamo imparare a gestirle? La gestione emotiva e dello stress, legata alla prestazione sportiva, è un punto importante nella preparazione mentale dell’atleta. Nelle discipline equestri, in particolare, la sfera emotiva del cavaliere si riflette in maniera immediata e diretta sul suo cavallo. Per questo motivo, dobbiamo imparare a conoscerci bene per poter arrivare a gestire al meglio il modo in cui ci rapportiamo con il nostro cavallo in modo da capire che cosa gli trasmettiamo durante la gara.

Ogni cavaliere, di qualunque età e livello, può subire delle pressioni che possono provenire da sé (pressioni interne) e/o dagli altri (pressioni esterne). Quelle esterne possono essere alimentate dall’istruttore, così come dalla famiglia, dagli sponsor, dai compagni di squadra o, persino, dal pubblico. In generale, le pressioni arrivano da soggetti terzi che si aspettano dall’atleta un certo tipo di resa e di risultati. A fronte di queste aspettative, alcuni cavalieri possono trovarsi in difficoltà e non completamente focalizzati sulla propria prestazione. Il pensiero “non posso sbagliare, non devo deluderli”, ad esempio, non fa altro che tenere la testa del cavaliere occupata su qualcosa che non gli è utile ai fini della gara.  Il problema sta esattamente qui: finché il cavaliere utilizza le proprie energie per pensare in negativo e a ciò che dovrebbe fare per rispettare delle aspettative, si troverà sempre a dover gestire delle pressioni e dunque delle situazioni stressanti.

Entrando un po’ più nel dettaglio, chi sono questi altri che generano pressioni nell’atleta? Cosa fanno?

    • Partiamo dalla famiglia. I genitori ricoprono un ruolo importante e a volte influente nella prestazione del cavaliere. Alcuni ad esempio ricordano continuamente ai figli i sacrifici fatti (l’investimento economico, di tempo, di presenza e quant’altro), altri invece si prestano a dare dritte su come affrontare la gara improvvisandosi dei veri e propri allenatori. Questi tipi di atteggiamenti non fanno altro che alimentare nel cavaliere una motivazione volta a rispettare ciò che il genitore desidera o pretende.
    • In maniera simile, lo sponsor, che supporta economicamente o fattivamente il cavaliere, diventando così un po’ il giudice di tutto l’operato dell’atleta. Sebbene animati dalle più buone intenzioni, prima fra tutte quella di spronare, essi in realtà porteranno alcuni cavalieri a sentirsi sempre inadatti, incapaci di corrispondere adeguatamente a tanto sacrificio ed investimento.
    • Passiamo all’istruttore. Questi magari se ne esce, poco prima della gara, dicendo semplicemente “abbiamo lavorato troppo per poter fallire, dobbiamo fare bene” e può anche capitare che in campo prova egli si dimostri più teso ed irritabile del solito. Tutti questi tipi di atteggiamenti, anche se involontari, creano delle tensioni nel cavaliere che sicuramente non lo mettono nelle condizioni ottimali per affrontare la prova. In altre situazioni, sono i compagni di squadra a generare pressioni. La grande aspettativa sulla prova di uno dei membri del team, specie magari se si è ultimi a partire e la prova potrebbe essere risolutiva e determinante.
    • Infine, il pubblico. Esso può essere un’enorme fonte di pressione per il cavaliere, in particolare se esso mostra di avere gli occhi puntati sulla prestazione e il giudizio facile.

Pubblico a Piazza di Siena 2017

A questo punto, come possiamo imparare ad affrontare queste situazioni in modo da non subire più pressioni? La risposta non è eliminare le pressioni, ma gestirle. Per poterle gestire, prima di tutto, devo capire da dove arrivano, ossia individuarle: evitare ad esempio di dire semplicemente “non devo sentire le pressioni, non mi devo curare degli altri”, ma mettersi nella situazione di poter dire: “ok, le pressioni ci sono, e magari sono anche tante, ma io, in fin dei conti, perché sono qua? Perché sto facendo questa cosa? Quali soluzioni posso trovare per affrontare tutto ciò?”. Nel momento in cui sono preda del giudizio degli altri e continuo a dargli peso, significa che una parte di me crede che questi abbiano ragione: in tal caso finirò inevitabilmente per essere in balia di queste situazioni, arrivando così a non essere pienamente focalizzato sulla gara e su quelli che sono i miei obiettivi. Durante la gara le cose che contano sono solo due: io e il cavallo. Nient’altro. Nessun giudizio altrui, nessuna pressione dovrebbe riguardami finché sono in campo e mentre eseguo la mia prova. Lo abbiamo visto in precedenza, la gara perfetta è quella che l’atleta arriva ad eseguire nello “stato di flow”, dove la concentrazione quasi mistica durante lo svolgimento della gara è assoluta (clicca qui per approfondire). Questa dimensione di impermeabilità al giudizio esterno e interno è raggiungibile e può essere allenata. Magari con un certa e apposita routine (clicca qui per approfondire). L’idea di avere una propria routine pre-gara e una routine durante la gara mi permette di ottimizzare le mie risorse e di essere concentrato esclusivamente su quello che sto facendo, escludendo automaticamente dalla mia mente tutti quelli che sono i pensieri negativi derivanti dalle aspettative degli altri e dalle pressioni.

Riassumendo, in che modo dunque posso gestire queste pressioni? Una volta individuate, spostando il mio pensiero, il mio focus, da ciò che reputo negativo e influente a ciò che ritengo importante e soprattutto utile per la mia performance. In questo modo, avrò la possibilità di creare quelle condizioni ottimali per dare il mio massimo. Attenzione però: semplice non significa facile. Per arrivare alla best performance e quindi a lasciare a terra le preoccupazioni e rimanere in sella concentrati, dobbiamo lavorare duramente sulla nostra mente. Se vogliamo arrivare in cima ad un grattacielo senza prendere l’ascensore dobbiamo fare un gradino alla volta. Le scorciatoie con la mente non funzionano mai.

© Riproduzione riservata – Elena Giulia Montorsi per Equestrian Insights; foto ©A. Benna

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