#Psicopillole – il cavaliere e lo “stato di flow”: non fare la gara, ma essere la gara

17 maggio 2017 #psicopillole2 → pillole di psicologia per gli sport equestri

Prosegue con un altro approfondimento la rubrica di Pillole di Psicologia Sportiva per gli sport equestri, volta a fornire brevi indicazioni utili per guidare ed indirizzare ad un primo autonomo lavoro di riflessione su se stessisulle proprie capacità e sui nodi o barriere mentali che così spesso si frappongono tra noi e il raggiungimento di una prestazione ottimale.

Ormai alle porte di Piazza di Siena 2017, dunque pronti ad ammirare - magari dal vivo - tra i migliori top riders al mondo, in questo articolo ho pensato di proporvi e descrivervi uno "stato di grazia" mentale e fisico connesso al gesto agonistico, esperienza molto particolare che nei miei studi e nelle sessioni di lavoro con gli atleti chiamo "stato di flow". Di che cosa si tratta? Riguarda tutti i cavalieri o solo pochi atleti "eletti"? Come si raggiunge? Andiamo per ordine.

C’è una gara per tutti gli atleti che viene ricordata come la gara del cuore, un'esperienza vissuta di cui vi ricordate (e vi ricorderete) tutte le sensazioni e spesso la gara stessa, in ogni dettaglio. Si tratta di quella prova dove (finalmente!) tutto va esattamente come deve andare: fate ogni azione giusta nel momento giusto, prendete le decisioni che dovete prendere, montate al massimo delle vostre capacità tecniche esprimendo la miglior equitazione possibile insieme al vostro compagno di gara. Insomma, siete usciti da questa gara pienamente soddisfatti e gratificati, indipendentemente dal risultato (anche se spesso lo stato di flow produce un buon piazzamento o una vittoria). È una gara in cui avete pienamente dimostrato le vostre reali capacità, ma soprattutto durante la quale vivete una manciata di secondi in cui vi divertite davvero vivendo il momento presente: non esistono prima e dopo, ma solo sensazioni “magiche” vissute istante per istante, senza pensare a quello che è successo il momento prima e senza focalizzarsi su quello che succederà nell'attimo immediatamente successivo.

Lo stato di flow ("flusso" di grazia) è un'esperienza quasi mistica di consapevolezza e piena disponibilità dei propri mezzi: vi trovate infatti in un perfetto equilibrio mentale e fisico, pronti per dare il meglio di voi stessi, forti del lavoro fino a lì compiuto, fieri di dimostrare senza sbavature o problemi tutto quello che, insieme al vostro cavallo, riuscite a fare nella prova che state sostenendo. Il tutto in perfetta autonomia di giudizio - riuscite a capire perfettamente che sta andando tutto per il meglio - anzi - che meglio di così non potrebbe andare, indipendentemente dal giudizio degli altri. Questa condizione o esperienza è raggiungibile più o meno da tutti gli atleti, anche dall'amatore, purché si siano innescati con la pratica determinati automatismi tecnici richiesti dalla disciplina che magari un brevetto, rispetto ad un 1° grado, ancora non ha fatto propri del tutto - e dunque sono per lui ancora fonte di preoccupazione e difficoltà. Poste le basi minime di livello, va specificato anche che questo stato di grazia non c'entra nulla con il colpo di fortuna o la magia. Quale stato-limite di raggiungimento concreto per l'atleta del proprio obiettivo in quel momento, esso presuppone piuttosto un lavoro psicologico alle spalle dello sportivo, con l'incastro - come in un puzzle - di una serie di specifiche componenti o dimensioni, nove per la precisione. Vediamo quali sono.

  1. equilibrio fra sfida ed abilità: deve esistere un equilibrio fra come la sfida viene percepita dall'atleta e le capacità (self efficacy) che egli possiede o crede di possedere per affrontarla. Riuscirete a vivere una gara in stato di flowsolamente se vedrete la gara come stimolante e alla vostra portata, anche se difficile. Per capirci meglio: si tratta di quella gara complicata che vi fa dire: “è difficile, ma oggi qui ci divertiamo!” Non ci devono essere ansie da prestazione e nemmeno deve subentrare la noia (è questo il caso per esempio di alcuni cavalieri che, abituati a sostenere tracciati complessi, si annoiano durante l'esecuzione di un percorso più semplice, magari in quelli previsti per un puledro: difficilmente questo tipo di situazione produrrà uno stato di flow).
  2. unione fra azione e coscienza:la persona è completamente immersa nell’azione che sta vivendo, la sua attenzione è totalmente assorbita da quell’attività, e quindi è in grado di prendere le decisioni giuste al momento giusto, come se tutto si svolgesse in automatico.
  3. mete chiare:gli obiettivi devono essere chiari e definiti prima e durante l’azione. Esercizio o gara è uguale, prima di fare qualcosa dovete avere ben chiaro nella mente come dovete farlo, cosa dovete mettere in campo per eseguirlo al meglio, quali sono i movimenti del corpo richiesti, insomma nella vostra testa deve essere lampante come arrivare a raggiungere l’obiettivo.
  4. feedback immediati:la capacità di leggere velocemente il risultato della propria azione. In particolare in equitazione, è assolutamente primario ed importante saper sentire i feedback inviati dal proprio compagno e saperli codificare. Ascoltare il cavallo, il suo corpo, la sua energia e i suoi pensieri sono elementi istintivi per chi vuole entrare in stato di flow.
  5. concentrazione:l'atleta è totalmente focalizzato sul compito, la sua attenzione è rivolta come un fascio di luce su ciò che sta eseguendo, egli ha sviluppato una sua personale routine psicologica che gli permette di ottenere il più alto livello di concentrazione (per maggiori informazioni sulla routine psicologica: clicca qui). Vengono prese in considerazione sono le informazioni che gli sono utili, non esiste nessun tipo di distrazione.
  6. senso di controllo:è ciò che permette di sentirsi completamente padroni della situazione. Ogni azione attiva il sistema mente-corpo per mantenere un controllo capillare sulle azioni.
  7. perdita della coscienza di sé:l’autoconsapevolezza, l’autoriflessività e la dipendenza dai giudizi esterni scompaiono. Siete assolutamente presenti nel momento presente, tutto il resto non conta, gli altri non esistono, pensate solo a montare a cavallo e a sentire cosa sta succedendo per interpretarlo al meglio.
  8. destrutturazione del tempo:una gara condotta con un alto livello di concentrazione e di coinvolgimento può portare alla percezione di una totale distorsione temporale. Questo significa che alla fine della competizione potrete sentire il tempo accelerato (“tutto avveniva velocemente eppure avevo tutto sotto controllo”) oppure rallentato (“la gara sembrava andare a rallentatore e riuscivo a fare tutto con la massima calma”).
  9. esperienza autotelica:il piacere di svolgere l’azione solo per il gusto di viverla è la quinta essenza del flow; quando state svolgendo l’azione e vivendo il momento di grazia sapete che tutto sta andando al massimo e non c’è vissuto più bello.

Nella preparazione mentale lavorare sulla stato di flow diventa fondamentale perché aiuta l’atleta ad entrare in quella bolla che è importantissima per la concentrazione. Entrare in flow significa essere concentrati, avere la capacità di sentire il cavallo e controllare ogni vostra azione in modo capillare e automatico. Si arriva a perdere il “Sé cosciente” ovvero non curarsi più di quella parte che vi fa concentrare su ciò che gli altri penseranno di voi. Mente e corpo arriveranno ad essere fusi fino a non sentire la fatica, percepirete quella sensazione di benessere che vi farà rendere conto di aver svolto il percorso, il tracciato o l’esercizio esattamente come volevate voi. Questo è quel momento magico che dovreste ricercare in ogni gara! Durante il flow voi non fate la gara, siete la gara.

© Riproduzione riservata – Elena Giulia Montorsi per Equestrian Insights; foto ©Alessandro Benna: Julie Andrews in sella ad Ayrton IV vince il GP CSI3* a Gorla Minore - Equieffe Equestrian Centre, 12 marzo 2017

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