#PsicoPillole: qual è la differenza tra routine e scaramanzia pre-gara?

23 aprile 2017 – #psicopillole → pillole di psicologia per gli sport equestri

Inauguriamo oggi la rubrica di Pillole di Psicologia Sportiva, volta a fornire brevi approfondimenti ed indicazioni utili per guidare ed indirizzare ad un primo autonomo lavoro di riflessione su se stessisulle proprie capacità e sui nodi o barriere mentali che così spesso si frappongono tra noi e il raggiungimento di una prestazione ottimale negli sport equestri.


Scaramanzia routine anticipano ogni appuntamento davvero importante della nostra vita. In campo equestre queste attività – tra loro diverse sebbene spesso confuse - riguardano il pre-gara, vuoi in campo prova, vuoi in scuderia o durante il viaggio per andare al concorso. Sinceramente non ho ancora incontrato un atleta che non credesse nella fortuna e ovviamente nella sfortuna. Toccare l’ultimo ostacolo sfiorandolo appena, mentre quello che vince l’ha fatta ballare senza farla cadere, essere in rettangolo e proprio mentre ci siete voi parte una rissa fra cani e il vostro cavallo fa ovviamente dietro front (e mi è realmente accaduto in prima persona!), e via di seguito, sono solo due tra gli innumerevoli esempi che posso portare sia come amazzone che come psicologa dello sport. Ho fatto esperienza di atleti che usano gli stessi pantaloni da gara se il primo giorno vincono, idem per ciò che riguarda il sottosella del cavallo, sempre lo stesso; altri che hanno dato esami all'università con la stessa camicia per 5 anni perché il primo esame era andato bene. Recentemente, al contrario, molti “devono” inaugurare qualcosa di nuovo ad ogni gara. Altri hanno aglio e peperoncino sempre con loro per sconfiggere la sfortuna, o un pacco di sale grosso nel cassone. Monili e oggetti, portafortuna personalizzati, la fanno quindi da padrone. Specifichiamo subito che gli oggetti scaramantici sono utili, ma assolutamente non necessari, qualunque cosa mi supporti a fare meglio (e sia legale) è utile, ma la verità è che riusciremmo ad ottenere gli stessi risultati anche se non avessi il porta fortuna. Il porta fortuna mi fa credere di essere più bravo, ma se ho delle capacità le ho indipendentemente da ciò che posseggo o indosso.

La scaramanzia non dev’essere tuttavia confusa con la routine. Vi è mai capitato di osservare un atleta che, prima di un gesto atletico importante, oppure prima di cominciare una gara compie una sequenza di gesti particolare? Molto spesso succede che il tutto venga categorizzato nella parola “scaramanzia”, ma tale non lo è, questa è piuttosto un’attività fondamentale per il corpo e la mente che si stanno preparando al gesto tecnico! Mi è capitato di avere atleti consapevoli che negli anni avevano già una personale routine ed altri con i quali abbiamo lavorato per costruirla. Qual è dunque la differenza fra routine e scaramanzia? La prima mi serve per attivare la mente e il corpo alla gara, la seconda per farmi credere di essere migliore di quanto io non sia perché la fortuna che risiede nell'oggetto (piuma di Dumbo o pozione magica, ad esempio) mi aiuterà a vincere. Chi compie un gesto scaramantico o religioso (il segno della croce per intenderci), non lo fa per avere i benefici mentali accertati dalla letteratura scientifica, ma lo fa per richiedere una sorta di aiuto miracoloso esterno che - quasi sicuramente - non ci sarà. Chi invece utilizza una routine costruita nel tempo sa che essa non porta con sé un’accezione negativa; questa attività serve per dare ordine mentale, focalizzare l’attenzione, attivare la concentrazione e per diminuire l’ansia prima e durante una gara ed è dunque un potente alleato per una performance eccellente. Una routine psicologica è connessa a gesti e pensieri che l’atleta potrà replicare in qualsiasi momento e situazione. La routine può essere usata concentrandoci soprattutto sui rituali immediatamente antecedenti lo svolgimento del gesto atletico, sono una sequenza di gesti e pensieri che, decisa e approvata dall’atleta, deve essere fatta ogni volta che il gesto atletico si ripropone. L’amazzone portoghese Luciana Diniz ha una buona routine: è frequente vederla fare sempre le stesse azioni poco prima di iniziare la gara: fermarsi, accarezzare il cavallo, compiere un tot di respirazioni. Potreste farne una simile anche voi, dovete capire quali sono i gesti per voi più utili come un respiro profondo, una carezza al cavallo (come fa Steve Guerdat nella foto di copertina dell'articolo) o l’inforcarsi meglio nella sella. C’è chi fa fare sempre un tot di passi indietro al cavallo in un punto predefinito, chi fa un cambio di galoppo, chi fa un alt, guarda prima a destra e poi a sinistra, o viceversa. Tutti ricordano Juan Carlos Garcia mentre puntualmente scioglie il quarto nodino partendo dal basso della criniera del suo Albin III, il G.E.S.E. (San Lazzaro di Savena - BO) ha pure immortalato per sempre la treccia libera nella statua dedicata al campione scomparso nel 2013 - vedi foto:

Nel lavoro in studio spesso faccio associare i gesti ai pensieri: inforcarsi vuol dire sentirsi più stabili e da maggiore sicurezza, accarezzare il cavallo è un gesto di complicità utilissimo, che ci fa sentire completi come binomio. Attenzione però: affinché questa sequenza abbia reale beneficio, un qualunque imprevisto che potrebbe impedirne la completa e precisa realizzazione non dovrebbe ostacolarne il funzionamento! Per tale ragione è necessaria anche una certa dose di flessibilità nella realizzazione della routine psicologica: un ritardo o un cambiamento negli ordini di partenza, un incidente a terzi ecc. devono essere contemplati, messi in conto per non impedire la realizzazione del nostro rituale di concentrazione.

Questi gesti fondamentali servono solo a tirare fuori quel che già si trova dentro di noi; esiste infatti in ciascuno tutto quello che serve, tutte le potenzialità per dare il massimo: si tratta solo di capire quale sia la routine migliore per attivarlo!

© Riproduzione riservata – Elena Giulia Montorsi per Equestrian Insights; foto ©Alessandro Benna: Steve Guerdat & Horse Hannah

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